Sopprimere le emozioni funziona? Scopri la trappola nascosta

donna che appoggia una mano al mento e sorride

Molto spesso in seduta emerge che le persone cercano di sopprimere le emozioni invece di viverle e regolarle, sai perchè accade?

Vivere con il dolore cronico significa convivere con la sofferenza fisica ma anche con le emozioni che l’accompagnano.

Rabbia, paura, tristezza e frustrazione sono spesso vissute come ostacoli ulteriori, da reprimere per affrontare meglio la giornata. Questa strategia può sembrare utile nel breve termine, ma è una trappola che rischia di amplificare il dolore e intrappolare chi soffre in un circolo vizioso.

Per comprendere questo meccanismo, esploriamo il modello paura-evitamento del dolore e il ruolo cruciale della regolazione emotiva.

Te ne ho parlato anche in questo video .

Il modello paura-evitamento: come il dolore diventa cronico

Il modello paura-evitamento suggerisce che, dopo un episodio di dolore acuto, alcune persone sviluppano pensieri catastrofici.

Ad esempio, una paziente con endometriosi potrebbe pensare: “Se mi muovo, peggiorerò il dolore. Meglio stare a riposo.” Questo pensiero alimenta la paura del dolore, portando ad evitare attività percepite come rischiose.

Nel breve periodo, l’evitamento sembra funzionare: il dolore non aumenta, e ci si sente momentaneamente al sicuro.

Tuttavia, a lungo andare, questa strategia riduce la capacità di movimento, aumenta la sensibilità al dolore e limita la qualità di vita, creando un circolo vizioso che rafforza la disabilità fisica ed emotiva.

Sopprimere le emozioni produce un sollievo apparente

Similmente all’evitamento fisico, molte persone con dolore cronico cercano di sopprimere le emozioni difficili legate alla loro condizione. Ad esempio:

  • Una donna che affronta un percorso di PMA potrebbe reprimere la tristezza pensando: “Non devo farmi sopraffare, devo essere forte per continuare.”
  • Una persona con dolore pelvico cronico potrebbe ignorare la rabbia per evitare conflitti, pensando: “Non ha senso arrabbiarsi, peggiorerò solo la situazione.”

Nel breve termine, questa strategia sembra efficace: le emozioni non interferiscono con le attività quotidiane o con il rapporto con gli altri. Cosa succede nel lungo periodo?

La trappola a lungo termine

Sopprimere le emozioni non le elimina; anzi, le spinge in profondità, dove continuano a influenzare il corpo e la mente.

Studi hanno dimostrato che la soppressione emotiva aumenta i livelli di stress, peggiora la percezione del dolore e rende più difficile affrontare nuove difficoltà.

Ad esempio, una donna che reprime la tristezza per mesi potrebbe improvvisamente sentirsi sopraffatta da attacchi di panico o insonnia. Oppure, un paziente che ignora la rabbia verso la propria condizione potrebbe sviluppare una maggiore tensione muscolare, che a sua volta amplifica il dolore.

Questo circolo vizioso è simile a una pentola a pressione: più emozioni si accumulano senza essere espresse, più aumenta il rischio di esplosioni improvvise e difficili da gestire.

La via d’uscita: accettazione e regolazione emotiva

Rompere questa trappola significa imparare a riconoscere e accogliere le emozioni, anziché combatterle.

Ad esempio, accettare la tristezza non significa arrendersi, ma permettere a se stessi di sentirla e di darle un senso. Tecniche come la mindfulness, la terapia cognitivo-comportamentale e la Acceptance and Commitment Therapy (ACT) possono aiutare a sviluppare una relazione più sana con le emozioni e il dolore.

Immagina di vedere la mente come una radio: non puoi spegnere le interferenze, ma puoi scegliere quali stazioni ascoltare. Allo stesso modo, puoi imparare a osservare i tuoi pensieri e le tue emozioni senza lasciare che determinino ogni tua azione.

Dal controllo all’equilibrio

Se vivi con dolore cronico, ricorda che non sei definita dalle tue emozioni o dal tuo dolore. Sopprimere ciò che senti può sembrare una scorciatoia, ma la vera strada verso una vita più piena è accettare le emozioni come parte dell’esperienza umana. Attraverso la consapevolezza e la regolazione emotiva, puoi imparare a navigare nel mare delle difficoltà senza esserne sopraffatta.

E tu? Quali emozioni stai reprimendo oggi?

Se questa riflessione ti risuona, prova a fermarti un attimo, respirare e ascoltare cosa il tuo corpo e la tua mente vogliono dirti. Potrebbe essere il primo passo per uscire dalla trappola della soppressione.

Fonti: Vlaeyen, J.W.S., & Linton, S.J. (2000). “Fear-avoidance and its consequences in chronic musculoskeletal pain: a state of the art.” Pain, 85(3), 317-332.

Lethem, J., Slade, P.D., Troup, J.D.G., & Bentley, G. (1983). “Outline of a fear-avoidance model of exaggerated pain perception—I.” Behaviour Research and Therapy, 21(4), 401-408.

Asmundson, G.J.G., Norton, P.J., & Vlaeyen, J.W.S. (2004). “Fear-Avoidance Models of Chronic Pain: An Overview.” In Understanding and Treating Fear of Pain (pp. 3-24). Oxford University Press.

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