Gestire lo stress non basta per costruire il proprio equilibrio.
Viviamo in un’epoca in cui essere stressati è diventato praticamente la norma.
Non nel senso che è accettabile, nel senso che è diventato il nostro stato di base.
Il corpo si è adattato a un livello cronico di attivazione al punto che non lo registra più come allarme. Lo stress è diventato rumore di sottofondo, come il ronzio del frigo che non senti più dopo i primi giorni.
Il corpo umano è progettato per rispondere allo stress e poi tornare in equilibrio.
È un sistema intelligente e protettivo finché funziona.
Il problema nasce quando lo stress non si interrompe mai: i meccanismi di adattamento restano attivi, non c’è un ritorno alla calma, e l’organismo accumula un’usura progressiva e silenziosa su più fronti immunitario, cardiovascolare, neurologico.
La scienza ha un nome per questo: carico allostatico (Bruce McEwen 1998).
Il paradosso del mercato del benessere
Non so se ci hai fatto caso, ma attorno allo stress è stato costruito un impero.
L’intera industria intorno alla gestione dello stress ha creato app di meditazione, retreat, integratori, corsi di respirazione, tracker del cortisolo da polso.
Il mercato globale della gestione dello stress vale quasi 10 miliardi di dollari nel 2025 e si prevede raggiunga i 14 miliardi entro il 2030 (fonte: Mordor Intelligence, 2025). Eppure lo stress non diminuisce.
C’è qualcosa di paradossale in questo dato, e vale la pena fermarcisi. Se le soluzioni funzionassero davvero, il mercato dovrebbe contrarsi. Invece cresce, il che suggerisce che stiamo comprando sollievo temporaneo, non cambiamento reale.
Il problema non è che quelle pratiche siano inutili. Il problema è il modello implicito che le sostiene: l’idea che lo stress sia qualcosa da gestire, da tenere sotto controllo, da ridurre come si abbassa il volume di una radio. Se il volume è troppo alto, lo abbassi. Se lo stress è troppo alto, mediti, fai yoga, vai in vacanza.
“Gestire o combattere” lo stress stanca più dello stress stesso
La ricerca di S. Hayes (psicologo e padre della Terapia dell’Accettazione e dell’Impegno (ACT) ha mostrato che il tentativo di evitare o controllare le proprie esperienze interne non solo non funziona, ma le amplifica.
Più cerchi di non sentire quello che senti, più quella sensazione occupa spazio.
È il meccanismo che in letteratura viene chiamato evitamento esperienziale, ed è associato a livelli più elevati di ansia, stress e depressione.
In altre parole: la guerra interna che combattiamo ogni giorno contro il nostro stato emotivo è essa stessa una fonte di esaurimento.
Pensaci: quanta energia spendi non solo nell’essere stressata, ma nel giudicarti per esserlo? Nel cercare di smettere di pensare a quello che ti preoccupa? Nel rimuginare su come dovresti stare meglio?
Quella è la parte che consuma più di tutto.
Non si tratta di fare di meno. Si tratta di cambiare il rapporto con la “gestione” dello stress
La mindfulness non nasce come tecnica di gestione dello stress. Nasce come pratica di cambiamento del rapporto con l’esperienza interna.
Jon Kabat-Zinn sviluppò il protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) negli anni ’70 lavorando con pazienti affetti da dolore cronico.
La scoperta non fu che la meditazione elimina il dolore. Fu che cambiare il modo in cui ci si relaziona al dolore, senza combatterlo, senza fuggirlo, portandoci invece la piena attenzione ne modifica profondamente l’impatto.
Decenni di ricerca successiva, inclusa una meta-analisi pubblicata su Behaviour Research and Therapy nel 2015, hanno confermato effetti moderati e duraturi sulla percezione dello stress, mantenuti in media fino a 19 settimane dopo la fine del trattamento.
Il cervello che impara un rapporto diverso con ciò che sente.
La domanda che vale la pena farti
Non “come faccio a stare meno stressata?”
Ma: come mi relaziono a quello che sento quando sono stressata?
Lo evito? Lo giudico? Lo combatto? Lo nascondo?
Quella relazione, non la quantità di stress, è il terreno su cui si gioca davvero il tuo benessere.
Cose che non puoi perderti:
- A settembre parte un nuovo percorso di mindfulness in piccolo gruppo. Otto incontri per imparare a stare con la propria esperienza interna in modo diverso non per eliminarla, ma per non esserne più governate. Se senti che questo ti riguarda, trovi tutti i dettagli qui.
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