PMA e confronto con gli altri: tutti ci riescono tranne io

una donna che indossa guanti di lattice e prepara una siringa

Quando si soffre di endometriosi, non è così facile incontrare persone che hanno ricevuto una diagnosi effettiva.

Questo è particolarmente vero per l’endometriosi, una condizione che affligge milioni di persone in tutto il mondo.

Il ritardo diagnostico medio per l’endometriosi si aggira tra i 10 e i 15 anni, il che significa che per moltissimo tempo non hai potuto dare un nome al tuo dolore e sentirti riconosciuta come malata cronica.

La sofferenza di convivere con sintomi importanti e debilitanti, vagabondare tra uno specialista e l’altro, è davvero molto onerosa sotto tutti i punti di vista.

Ogni visita, ogni esame, ogni attesa carica di speranza che si trasforma in delusione aggiunge un peso emotivo e fisico al già pesante fardello del dolore quotidiano.

Alcune volte questo iter diagnostico non termina con una diagnosi o produce invalidazione o gaslighting, per cui ti sarà capitato di sentirti dire che “il dolore è nella tua testa, ci pensi troppo”.

Ecco che qui è davvero difficile proseguire.

Pensa che nel mondo ci sono 350 milioni di persone che soffrono di malattie croniche e non sono ancora stati diagnosticati, e questa è solo la punta dell’iceberg, perché in alcuni casi le persone non avviano neanche un iter diagnostico (fonte undiagnosed-day.org).

Anche tu potresti essere ancora alla ricerca della tua diagnosi e, alcune volte, le persone vicine non comprendono questo “bisogno”, anzi lo vedono come un accanimento.

1. sentire riconosciuto e legittimato il dolore

Ricevere una diagnosi significa sentire legittimato il dolore che provi. Non solo è un modo per dimostrare agli altri che i tuoi sintomi sono reali e hanno una causa specifica, ma è anche fondamentale per te stessa/o.

La diagnosi restituisce un senso a ciò che accade nella tua vita, chiarendo il perché di certi sintomi, della loro intensità e variabilità. Offre risposte a dubbi che ti hanno tormentato per anni e dà un significato concreto a ciò che provi.

Con una diagnosi, non solo puoi finalmente comprendere la natura del tuo dolore, ma puoi anche iniziare a costruire un percorso di cura e supporto adeguato.

 

2. comprendere cosa accade nel tuo corpo

Quando sperimenti dolore e sintomi debilitanti senza sapere qual è la ragione sottostante, potresti sentirti spaventata e angosciata. Vivere in questo stato di incertezza è estenuante e porta a monitorare continuamente il proprio corpo, spaventandosi per ogni minima variazione perché non sai dare un nome a ciò che stai vivendo.

Comprendere il quadro sintomatologico di una malattia è fondamentale per non stare in uno stato di minaccia costante.

Ricevere una diagnosi significa finalmente legittimare il tuo dolore e i tuoi sintomi e ti permette di accedere alle cure e ai trattamenti terapeutici necessari per gestire l’endometriosi o altre patologie croniche.

3. avere accesso al trattamento adeguato

Prima di ricevere una diagnosi avrai provato ad assumere farmaci diversi, cambiando spesso combinazioni e avvalendoti di qualsiasi alternativa disponibile, spendendo energie, soldi, tempo e dolore in percorsi terapeutici inutili o poco fruttuosi.

Ricevere una diagnosi invece ti offre la possibilità di avvicinarti ad un iter terapeutico (farmacologico, psicologico, riabilitativo,..) più adeguato alla tua patologia.

 

4. trovare una comunità o un gruppo di supporto

Soffrire senza avere una diagnosi può portarti a isolarti e a sentirti sbagliata.

Il desiderio di condividere le tue sofferenze spesso si scontra con la scarsa comprensione delle persone che ti sono vicine, lasciandoti sola/o con il tuo dolore.

Avere accesso a una diagnosi ti permette di cercare e trovare condivisione con chi vive le tue stesse esperienze ogni giorno, aiutandoti a uscire dall’isolamento e a superare la sensazione di essere sbagliata.

Una comunità o un gruppo di supporto possono offrirti comprensione e accoglienza, riducendo il senso di diversità rispetto agli altri. Sapere di non essere sola/o fa davvero la differenza.

Con una diagnosi, puoi connetterti con altre persone che comprendono esattamente ciò che stai attraversando, creando legami che alleviano il peso della tua condizione e ti fanno sentire parte di una rete di supporto solidale.

 

5. essere presi sul serio

La verità è che il sistema sanitario spesso non è sufficientemente preparato, sul piano emotivo e umano, ad accogliere pazienti con dolore cronico.

Troppo spesso il criterio dominante è “se il dolore non si vede, non esiste”. Questo approccio rischia di invalidare e giudicare le persone per il loro dolore, lasciandole sole e incomprese.

In molte occasioni, il personale sanitario, sminuendo il dolore, potrebbe non concentrarsi sugli accertamenti medici necessari, trascurando sintomi importanti.

Questa mancanza di attenzione può portare a esperienze traumatiche che spingono le persone a interrompere le cure, sentendosi abbandonate e senza speranza.

Avere una diagnosi, purtroppo, legittima il dolore e permette alla persona di essere presa più seriamente.

Con una diagnosi in mano, il tuo dolore acquisisce un riconoscimento ufficiale, rendendo più difficile per il personale sanitario ignorare i tuoi sintomi. Questo può aprire la porta a un trattamento più adeguato e a un approccio più empatico e rispettoso, migliorando la qualità delle cure e offrendo un sollievo significativo sia fisico che emotivo.

Possedere una diagnosi ti offre anche una maggiore sicurezza nel comunicare il tuo dolore e nel cercare il supporto necessario. Ti permette di uscire dall’ombra del dubbio e della minimizzazione, facendoti sentire finalmente ascoltata/o e compresa/o. Questo riconoscimento è fondamentale per intraprendere un percorso di cura efficace e per ritrovare la speranza in un sistema che troppo spesso ti ha delusa/o.

 

 

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