Se ti capita di chiederti perché quando sto meglio poi sto peggio, sappi che non è una contraddizione né un fallimento personale: è un meccanismo comune in chi convive con dolore cronico e stanchezza persistente.
Se ti riconosci nella domanda “perché quando sto meglio poi sto peggio”, questo articolo è per te.
Immagina questa scena: martedì è stata una giornata pessima. Il dolore era forte, ti sentivi stanchissima, e sei rimasta quanto più possibile a riposo sul divano, sul letto, cercando di non fare nulla ma la situazione non è migliorata…
Mercoledì non è stato un granché, ma almeno hai tirato un pò fiato. Giovedì mattina ti svegli e senti qualche cambiamento: il dolore è più leggero, la mente è più lucida. Si preannuncia una giornata buona.
In quel momento, parte qualcosa: non lo decidi consapevolmente, è del tutto automatico, come se il tuo corpo dicesse: “Finalmente! Devo fare TUTTO, adesso.”
Pensi ai piatti di martedì e mercoledì, alla lavatrice che non hai fatto, a quell’email importante, al bagno che ha bisogno di una pulita, a tutte le incombenze che hai tralasciato nei giorni precedenti. Ti metti all’opera, questo riprendere in mano le cose ti fa sentire utile, di nuovo normale, come se stessi finalmente recuperando.
Passi una giornata intera in movimento, fai il doppio o il triplo di quello che fai normalmente perchè “chissà quando avrai tutte queste energie per rifare le stesse cose, finchè ci sono approfittiamone”.
Quando vai a letto sei stanca ma soddisfatta. Venerdì mattina ti svegli e il tuo dolore è tornato più forte di martedì, sei più stanca di quando hai iniziato, la mente è annebbiata, forse hai la febbre. Pensi: “Ero sicura di stare meglio ieri. Cosa è successo?” .
Passi i prossimi due, tre giorni di nuovo a letto con una frustrazione profonda. Pensi: “Non sto facendo progressi. Vado avanti e indietro. Se solo avessi avuto una settimana buona intera…”
Cos’è esattamente il Boom-Bust Cycle e perchè “perché quando sto meglio poi sto peggio”
Il boom-bust cycle è un ciclo che si ripete costantemente nella tua vita, uno schema dove tutto si muove in oscillazioni estreme. E’ particolarmente comune in chi soffre di stanchezza cronica, sindrome da stanchezza cronica, e altre condizioni dove l’energia è limitata e imprevedibile.
Fase 1 – Lo stallo: durante questa fase stai male e i sintomi sono forti, il dolore è intenso, la stanchezza è pesante, la nebbia mentale è presente, sei costretta a fare poco e passi giorni o settimane a basso regime, incapace di sostenere l’attività che vorresti.
Fase 2- il miglioramento: improvvisamente o gradualmente, durante la fase due i sintomi si attenuano un po’. Finalmente puoi fare dei respiri di sollievo e ti senti come se potessi affrontare il mondo di nuovo.
Fase 3- il boom: scoppia in te un’urgenza irrefrenabile di fare tutto. Passi giorni interi in movimento costante, senti addosso la necessità di essere produttiva come se dovessi recuperare tutto quello che hai perso durante i giorni in cui sei stata bloccata da dolore. È una specie di necessità che ti fa sentire viva.
Fase 4- il crollo: il tuo corpo paga il prezzo e inizia a cedere. I sintomi tornano, spesso peggio di prima. Il dolore aumenta, la stanchezza diventa quasi intollerabile, il tuo corpo sembra aver perso tutti i progressi che hai fatto.
Fase 5- di nuovo inattiva: sei costretta a rallentare ancora. Sei inattiva di nuovo, frustrata, delusa, incapace di capire perché il miglioramento non sia durato. E poi il ciclo ricomincia: ancora e ancora. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese.
Il boom-bust cycle non è raro: colpisce milioni di donne con dolore cronico, fibromialgia, stanchezza cronica, fibro fog, malattie autoimmuni, malattie cardiache croniche, condizioni neurologiche…
Perché succede che “quando sto meglio poi sto peggio?”: tre ragioni fondamentali
Esistono motivi reali e biologici per cui il ciclo boom-bust si perpetua nella tua vita, e comprendere queste ragioni ti aiuterà a sentire meno colpa per quello che accade.
1. L’illusione che puoi fare di più
Immagina di fare uno sforzo fisico, in una persona senza dolore cronico, il corpo comunica subito quello che sta succedendo. Senti la stanchezza mentre fai l’attività e il tuo corpo dice naturalmente: “Ehi, stai facendo troppo. Senti la stanchezza.” È un feedback immediato e protettivo.
Nella malattia cronica c’è un ritardo biologico importante. Fai l’attività e ti senti bene, addirittura energica, il tuo corpo non sembra protestare, ma alcune ore/giorni dopo il tuo corpo prova una stanchezza devastante, il dolore è intenso, e non capisci cosa abbia causato il cambio così drastico.
Questo ritardo è biologicamente terribile dal punto di vista psicologico perché crea un’illusione pericolosa. Ti fa credere che puoi fare molto più di quanto realmente puoi fare. È come se il tuo corpo dicesse “sì, tutto bene, continua pure” quando in realtà non lo è affatto. Il problema è che lo capisci solo quando è troppo tardi.
2. Il tuo cervello vuole recuperare
Quando stai male per giorni o settimane, perdi molte cose: il tempo che potrebbe essere stato produttivo, perdi opportunità di fare cose che ami, perdi il contatto con persone importanti, perdi il senso di continuità nella tua vita.
Quando sei costretta a letto o sul divano, il mondo esterno continua a girare senza di te, e quello che dovresti fare si accumula sempre più. (P.S. ricordati che il contesto è spesso richiedente e ti abitua ad essere performante)
Quando finalmente arriva una giornata buona, il tuo cervello sente questa perdita accumulata come una pressione enorme. Quindi appena hai qualche energia in più, il tuo cervello pensa subito “Ora devo recuperare, devo fare tutto quello che ho perso durante quei giorni , devo rimettermi in pari.”
Questa non è una scelta conscia e razionale, spesso è più una spinta automatica, profonda, primitiva. Senti un’urgenza che ti dice qualcosa tipo “Devo fare tutto adesso, prima che peggiori di nuovo.”
3. Senti il dovere di essere all’altezza
Quando vivi con una malattia cronica, spesso porti con te una vergogna sottostante.
Una sensazione persistente di “non essere abbastanza capace,” di “non poter fare quello che altre persone fanno,” di non essere all’altezza dei tuoi stessi standard o di quelli che senti che il mondo si aspetta da te (e il mondo puntualmente se ne aspetta sempre troppi da chiunque).
Quando arriva una giornata buona, parte in te una necessità profonda di provare: a te stessa e agli altri che hai il controllo. E così fai più del necessario perché hai bisogno di riaffermare la tua identità, di provare il tuo valore.
Quali emozioni e sensazioni si nascondono sotto a questo ciclo?
Comprendere e le emozioni che guidano il ciclo è fondamentale, perché il boom-bust non porta con sè solo aspetti biologici ma anche e soprattutto emotivi. Le emozioni che provi sono spesso il vero motore del comportamento.
La sensazione di perdita che si accumula
Quando stai male per giorni, senti una sensazione di perdita continua, perdi: giorni di lavoro o produttività, tempo per te/famiglia/amici, progetti che vorresti finire, la versione di te che si sente funzionante, la spontaneità di poter dire sì agli inviti.
Quando arriva una giornata sufficientemente buona, quel senso di perdita crea una pressione psicologica enorme: è qualcosa che senti nel profondo.
L’urgenza
Dentro di te fatichi sai che il miglioramento è temporaneo , ti è già successo in passato. Non sai quando il crash arriverà, ma sai che arriverà. Questa consapevolezza crea un senso di urgenza invisibile e potentissima: “Devo fare tutto adesso, prima che peggiori di nuovo. Devo approfittare di questo momento finché dura.“
Non è una paura conscia di cui sei pienamente consapevole, è come se il tuo sistema nervoso fosse in allarme silenzioso, dicendoti di agire, di fare, di muoverti prima che sia troppo tardi.
Il sollievo e l’eccitazione
Quando i sintomi migliorano, il sollievo che provi è reale e a questo si aggiunge un’eccitazione emotiva. Finalmente puoi fare cose , il tuo corpo può muoversi, la tua mente è più reattiva.
Questa combinazione di sollievo e eccitazione motoria è estremamente potente a livello neurobiologico. È come un’onda emotiva che ti spinge verso l’azione, attivando il tuo sistema di ricompensa cerebrale, rilasciando endorfine e dopamina.
Quale pensieri alimentano il ciclo?
Oltre alle emozioni biologiche e agli impulsi automatici, ci sono anche i pensieri che giocano un ruolo cruciale nel perpetuare il ciclo boom-bust.
“Devo recuperare il tempo perso”
Questo è il pensiero più importante che alimenta il ciclo. È intuitivo e quasi ovvio quando lo pensi: se sto male oggi, allora posso compensare domani facendo il doppio di quello che normalmente farei.
È una logica che sembra perfettamente razionale.
Risulta però sbagliato nel contesto della malattia cronica: il tempo non si recupera, la giornata persa è persa e basta, non puoi pareggiare i conti con l’iperattività successiva.
Lo so che questa frase che ho appena detto non ti piace ma è la verità e sono certa che anche tu razionalmente lo sai.
In realtà, l’iperattività causa ulteriori perdite perché provoca il crollo che ti costringe all’inattività ancora più lunga.
“Se non faccio tutto adesso, avrò perso un’opportunità”
Collegato al pensiero precedente, c’è la convinzione che devi fare TUTTO durante la giornata buona, altrimenti avrai sprecato e perso un’opportunità preziosa che non tornerà mai (quella di sentirti bene).
Se non approfitti completamente di questo momento, allora avrai perso il momento.
Una giornata buona potrebbe tornare di nuovo, e anche se non tornasse subito, una attività moderata oggi, sostenibile, è molto più preziosa di un’iperattività folle seguita da tre giorni di crollo totale dove non puoi fare nulla.
“Valgo perché produco/performo”
Spesso crediamo, (a volte in modo molto poco consapevole), che il nostro valore come persona è direttamente collegato a quanto siamo produttivi o al tipo di performance che abbiamo.
Se non stai producendo, se non stai facendo cose, allora senti di avere valore come persona.
Quando hai energia durante una giornata buona, senti il bisogno di provare il tuo valore attraverso l’attività e la produttività.
“Devo fare tutto o non faccio niente”
Molte donne con dolore cronico oscillano costantemente tra due estremi assoluti: o completa inattività o iperattività. Non c’è una zona grigia nel mezzo ( ti assicuro che molte mie pazienti ora rideranno ma sanno che trovare quel grigio per loro è stata durissima e a volte mi avranno anche odiata per questo, ma ne è valsa la pena).
Prova a pensare a quante attività moderate, equilibrate, e sostenibili ci sono nella tua vita in questo momento: probabilmente nessuna o molto poche.
Se stai leggendo questo e ti riconosci in questa descrizione, voglio che sappia che non sei sola.
Milioni di donne vivono esattamente quello che hai appena letto.
Questa è la prima parte di una guida che ti aiuterà a comprendere e affrontare il boom-bust cycle.
Nella seconda parte parleremo di come iniziare a interrompere il ciclo con strategie concrete.
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Fonti citate:
- Nacul, L., Authier, F. J., Behrens, R. H., et al. (2021). Post-exertional malaise in daily life and experimental exercise models in patients with myalgic encephalomyelitis/chronic fatigue syndrome. Frontiers in Physiology, 14, 1257557.
- Carruthers, B. M., Jain, A. K., De Meirleir, K. L., et al. (2011). Myalgic encephalomyelitis: International consensus criteria. Journal of Internal Medicine, 270(4), 327-338.
- Antcliff, D., Keenan, A.-M., Keeley, P., Woby, S., & McGowan, L. (2021). “Pacing does help you get your life back”: The acceptability of a newly developed activity pacing framework for chronic pain/fatigue. Musculoskeletal Care, 20(2), 99–110



