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	<title>procreazione medicalmente assistita PMA Archivi &#8211; Ilaria Stocco</title>
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	<description>Psicologa delle emozioni</description>
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	<title>procreazione medicalmente assistita PMA Archivi &#8211; Ilaria Stocco</title>
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		<title>Stress e infertilità: quali differenze tra uomo e donna?</title>
		<link>https://www.ilariastocco.it/2025/10/23/stress-e-infertilita-differenze-tra-uomo-e-donna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Stocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[infertilità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione medicalmente assistita PMA]]></category>
		<category><![CDATA[psicologotorino]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo stress legato all’infertilità non è “solo nella mente”, ma nasce dall’incontro tra emozioni, senso di vergogna e qualità della relazione di coppia. Non solo, ma funziona in modo diverso per uomini e donne. &#8220;Devi solo rilassarti.”“Guarda che è tutta una questione di testa.” Quante volte un uomo e una donna che affrontano un percorso [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Lo stress legato all’<a href="https://www.ilariastocco.it/infertilita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">infertilità</a> non è “solo nella mente”, ma nasce dall’incontro tra emozioni, senso di vergogna e qualità della relazione di coppia. Non solo, ma funziona in modo diverso per uomini e donne.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Devi solo rilassarti.”<br>“Guarda che è tutta una questione di testa.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quante volte un uomo e una donna che affrontano un percorso di infertilità si sono sentiti dire queste frasi?</p>



<h4 class="wp-block-heading">Chi sono io per parlarti di questo?</h4>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lascia che mi presenti.</strong> Sono <strong>Ilaria Stocco</strong>, psicoterapeuta. Da anni accompagno donne che convivono con dolore cronico, infertilità e fatiche emotive che spesso restano invisibili agli occhi degli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio lavoro nasce dall&#8217;incontro tra formazione clinica e ascolto profondo.<br>Negli anni ho integrato approcci come la <strong>mindfulness</strong>, la <strong>compassion-focused therapy</strong> e l’<strong>ACT</strong>, con un obiettivo chiaro: offrire strumenti concreti e rispettosi a chi si sente esausta, sopraffatta o in lotta col proprio corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio approccio unisce strumenti evidence-based (ACT, mindfulness, compassion-focused therapy) e un ascolto profondo di chi, come te, sente il bisogno di <strong>parlare di sé senza sentirsi sbagliata</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;In questo articolo vedremo insieme quali sono le differenze nella gestione dello stress tra uomo e donna quando subentra l&#8217;infertilità. <br></p>



<h4 class="wp-block-heading">Stress e infertilità: il ruolo della vergogna<br></h4>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Affrontare l’infertilità significa vivere un lutto che si rinnova ogni mese. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è solo la mancanza di un figlio, ma il peso di visite, trattamenti, silenzi e parole sbagliate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca di Galhardo e colleghi (2013) ci mostra che lo stress legato all’infertilità nasce da emozioni profonde come la <strong>vergogna</strong>: sentirsi “sbagliata” dentro (vergogna interna) o immaginare di essere giudicata dagli altri (vergogna esterna).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ti sei mai chiesta “perché mi sento così sola?”, questa ricerca offre una spiegazione e, forse, un po’ di sollievo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Differenze tra uomo e donna</h4>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Lo studio distingue due meccanismi chiave:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Nelle donne</strong> l’autocompassione fa la differenza. Avere uno sguardo gentile verso sé stesse può attenuare lo stress legato alla vergogna interna e persino migliorare l’impatto della relazione di coppia.<br></li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Negli uomini</strong> invece prevale l’autogiudizio. Più sono critici con sé stessi, più lo stress cresce, soprattutto quando sentono vergogna interna o esterna. Questo ci dimostra che se un uomo sembra meno coinvolto spesso è perchè combatte contro contro il proprio auto giudizio.&nbsp;</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Lo stress da infertilità non è solo biologico</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stress da infertilità non dipende solo dagli ormoni o dal corpo. Ha radici psicologiche e relazionali precise:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La vergogna di sentirsi “difettosi”<br></strong> Molte persone infertili vivono un senso di <a href="https://www.instagram.com/p/DKGuiZoMWFm/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fallimento personale</a>: come se il loro corpo stesse “tradendo” un compito naturale. È la cosiddetta <em>vergogna interna</em>, che nasce da pensieri come “non sono abbastanza”, “c’è qualcosa di sbagliato in me”. Questo vissuto aumenta lo stress e può alimentare sintomi di ansia e depressione.<br></li>



<li><strong>La fatica di comunicare col partner</strong><strong><br></strong> La coppia diventa terreno fragile. Parlare di infertilità può portare a discussioni, incomprensioni o silenzi pesanti. Alcune volte i partner si isolano e smettono di comunicare. Alcuni studi mostrano che quando la relazione è percepita come solida e cooperativa, lo stress si riduce; al contrario, difficoltà comunicative e conflitti diventano un fattore di rischio.<br></li>



<li><strong>La mancanza di spazi sicuri dove non sentirsi giudicati<br></strong> Oltre al giudizio interiore, pesa quello esterno: commenti di parenti, amici o colleghi possono favorire l’isolamento e far sentire ancora più soli.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché terapie come la <a href="https://www.ilariastocco.it/self-compassion-e-accettazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Compassion Focused Therapy</strong> e l’<strong>Acceptance and Commitment Therapy</strong> </a>possono diventare risorse fondamentali: insegnano a ridurre l’autogiudizio, ad accogliere le emozioni difficili e a costruire una vita significativa anche dentro un percorso così complesso.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa ci insegna questa ricerca</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Questa ricerca ci dice che lo stress non è “uguale per tutti”:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Le donne possono trovare protezione nella capacità di trattarsi con gentilezza (autocompassione)<br></li>



<li>Gli <a href="https://www.instagram.com/p/DKi_yqUM9Zc/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">uomini </a>hanno bisogno di ridurre l’autocritica per non restare intrappolati nello stress<br></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio è chiaro: non serve solo la medicina, serve anche un lavoro emotivo che tenga conto delle differenze di genere e della dimensione invisibile della vergogna.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Stai vivendo qualcosa di simile?</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Stai attraversando l’infertilità o stai vivendo un percorso di PMA e ti senti sotto stress? <a href="https://wa.me/393452448577" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Scrivimi</a>  e condividi con me le tue riflessioni oppure condividi questo articolo con chi ha bisogno di sapere che non è sola.<br>Una parola alla volta, possiamo cambiare il modo in cui il dolore invisibile viene visto.<br></p>



<h3 class="wp-block-heading">Cose che non puoi perderti:</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>&nbsp;<a href="https://www.ilariastocco.it/domande-inopportune-pma/"><strong>Domande inopportune – guida per chi affronta la PMA<br></strong></a>Per rispondere con confini chiari e rispetto a frasi che fanno più male del silenzio.</li>



<li>Iscriviti alla mia<a href="https://www.ilariastocco.it/newsletter/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> </a><a href="https://preview.mailerlite.io/forms/295408/179147226585498906/share" target="_blank" rel="noreferrer noopener">newsletter RINASCITA</a> per ricevere strumenti ed esercizi per attraversare dolore, infertilità ed emozioni che hanno aiutato anche i miei pazienti.</li>



<li>Iscriviti al <a href="https://www.youtube.com/@ilariastoccopsicoterapeuta" target="_blank" rel="noreferrer noopener">canale YouTube</a> dove puoi trovare risorse gratuite dove approfondiamo gli argomenti che trovi sul blog. </li>



<li><a href="https://www.ilariastocco.it/prenota-consulenza-psicoterapia-torino/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Prenota la tua consulenza qui </a>per parlarne direttamente con me</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonti citate: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Ana Galhardo, M. Cunha, J. Pinto-Gouveia, M. Matos (2013). The Mediator Role of Emotion Regulation Processes on Infertility-Related Stress<em> &#8211; Clin Psychol Med Settings</em></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilariastocco.it/2025/10/23/stress-e-infertilita-differenze-tra-uomo-e-donna/">Stress e infertilità: quali differenze tra uomo e donna?</a> proviene da <a href="https://www.ilariastocco.it">Ilaria Stocco</a>.</p>
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		<title>PMA: Quando la paura di sperare diventa un ostacolo</title>
		<link>https://www.ilariastocco.it/2025/06/26/paura-di-sperare-pma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Stocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[infertilità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione medicalmente assistita PMA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La paura di sperare nella PMA è una realtà che molte persone vivono dopo l’ennesimo tentativo fallito. Il dolore invisibile, la sensazione di vuoto e la fatica a restare connessa al proprio desiderio di maternità sono segnali comuni di un blocco emotivo profondo. In questo articolo affrontiamo le emozioni nei fallimenti della PMA e come [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La paura di sperare nella PMA</strong> è una realtà che molte persone vivono dopo l’ennesimo tentativo fallito. Il dolore invisibile, la sensazione di vuoto e la fatica a restare connessa al proprio desiderio di maternità sono segnali comuni di un blocco emotivo profondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> In questo articolo affrontiamo <strong>le emozioni nei fallimenti della PMA</strong> e come riscoprire un nuovo modo di sperare, senza sentirti sola.<br></p>



<h4 class="wp-block-heading">PMA e paura di sperare: quando il cuore si anestetizza</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Dopo il quarto tentativo fallito, mi sono accorta di una cosa: non provavo più emozioni. Niente più eccitazione all&#8217;inizio di un nuovo ciclo, niente più ansia in attesa del test. Solo un vuoto. Come se sperare fosse diventato troppo doloroso.&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste parole potrebbero essere le tue. O quelle di molte altre donne che stanno attraversando il difficile percorso della Procreazione Medicalmente Assistita. Quando <strong>la speranza diventa una ferita aperta</strong>, il viaggio verso la genitorialità rischia di trasformarsi in una lotta silenziosa contro se stesse.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il peso delle aspettative e dei fallimenti nella PMA</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni fallimento lascia un segno. E, con il tempo, quei segni si sommano, diventano cicatrici invisibili. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>paura di sperare nella PMA</strong> nasce proprio da lì: dalla paura di farsi male ancora, di mettersi ancora in gioco solo per cadere di nuovo. E così, senza accorgercene, ci anestetizziamo. Non proviamo più né entusiasmo né delusione. Solo un vuoto protettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questa anestesia emotiva è un’arma a doppio taglio: protegge, sì, ma isola. Allontana da ciò che più desideri.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il paradosso del “pensiero positivo”</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">“Sii positiva!”. Quante volte te lo sei sentita dire? E quante volte queste parole ti hanno fatto sentire <a href="https://youtu.be/XCV05bHDTD0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">incompresa, arrabbiata, sola</a>?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>paura di sperare non si cura con l’ottimismo forzato</strong>. Non bastano frasi di circostanza per guarire una delusione così profonda. Serve qualcosa di diverso: ascolto, validazione emotiva, uno spazio sicuro dove poter dire “non ce la faccio” senza sentirsi sbagliate.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Quando la protezione diventa prigione</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Smettere di sperare può sembrare un modo per soffrire meno. Ma col tempo diventa una gabbia. Una prigione in cui non c’è spazio per la vita, per l’attesa, per il sogno. Il tuo desiderio non sparisce: resta lì, sotto strati di delusione e paura, a ricordarti ciò che ancora manca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riconoscere questo meccanismo è il primo passo per liberartene.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Riscoprire la speranza: non è illusione, è coraggio</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Non è il fallimento che spezza. È l’idea che sperare significhi illudersi.<br>Ma <strong>puoi imparare a sperare in modo nuovo</strong>. Puoi scegliere di restare connessa al tuo desiderio, anche sapendo che potrebbe non andare come vorresti. Non per masochismo, ma per rispetto verso quella parte di te che ancora sogna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questo è un atto di forza. Non di ingenuità.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Strategie per affrontare la paura di sperare nella PMA</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Accogli le emozioni, tutte.</strong><strong><br></strong> La tristezza, la rabbia, la delusione: non sono nemiche, sono voci che chiedono ascolto. Non giudicarle. Non giudicarti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Parla con chi ti capisce.</strong><strong><br></strong> A volte basta uno sguardo di comprensione da chi ci è passato. I gruppi di supporto possono farti sentire meno sola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Cerca un supporto professionale.<br></strong> La <a href="https://www.ilariastocco.it/pma/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">psicoterapia </a>può aiutarti a dare un senso a ciò che stai vivendo e a <strong>riformulare la speranza</strong> in modo sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Torna al qui e ora.<br></strong> La <a href="https://www.ilariastocco.it/percorso-gruppo-online-vivi-nel-presente/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mindfulness</a> può aiutarti a uscire dal vortice dell’anticipazione, riportandoti nel momento presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. Dai un ritmo umano al tuo percorso.</strong><strong><br></strong> Dividi il cammino in piccoli passi. Non devi fare tutto adesso. Non devi essere sempre pronta. Basta respirare, un passo per volta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le parole di Laura potrebbero essere anche le tue.<br>Quando la <strong>paura di sperare</strong> prende il sopravvento, si smette di vivere, si sopravvive.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Ogni test negativo lascia un buco che si allarga dentro. Ogni ciclo fallito sembra strapparti un pezzo. Ma dentro di te c’è ancora qualcosa che vuole sperare. Forse non ci credi più. Ma è lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se ti senti sull’orlo di mollare tutto, sappi che esiste un altro modo di attraversare questo dolore. Un modo fatto di consapevolezza, sostegno, e piccoli strumenti per non restare sola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3a5.png" alt="🎥" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Sul mio <strong><a href="https://youtube.com/@ilariastoccopsicoterapeuta?si=mvdaGgBNieYYiU_3" target="_blank" rel="noreferrer noopener">canale YouTube</a></strong> trovi video per affrontare la PMA con più stabilità emotiva, per <strong>navigare questo mare agitato senza sentirti in balia delle onde</strong>.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Se senti che hai bisogno di uno strumento in più che ti accompagni, ho creato per te un kit che ti aiuta a rispondere alle domande scomode sulla PMA</h5>



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		<title>Quando l’infertilità lascia una ferita invisibile</title>
		<link>https://www.ilariastocco.it/2025/06/11/il-trauma-dellinfertilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Stocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jun 2025 05:56:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[infertilità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione medicalmente assistita PMA]]></category>
		<category><![CDATA[dolorecronico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando l’infertilità entra nella tua vita, lascia una ferita invisibile. Qualcosa cambia dentro. Cambiano i pensieri, le emozioni, il rapporto con il tuo corpo e con il tempo che scorre.E anche se il dolore non ha un nome preciso o una data specifica, può diventare una ferita. Invisibile, ma presente. Quando pensiamo alla parola &#8220;trauma&#8221;, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando l’infertilità entra nella tua vita, lascia una ferita invisibile. Qualcosa cambia dentro. <br>Cambiano i pensieri, le emozioni, il rapporto con il tuo corpo e con il tempo che scorre.<br>E anche se il dolore non ha un nome preciso o una data specifica, può diventare una ferita. Invisibile, ma presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando pensiamo alla parola &#8220;trauma&#8221;, spesso la associamo a eventi improvvisi e gravi, ma non all&#8217;infertilità. Eppure, il trauma può anche essere un’esperienza lunga, logorante, che scava dentro e lascia segni silenziosi. È il caso dell’infertilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso dell<a href="https://www.instagram.com/reel/DJa5kMKNesz/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">’infertilità</a> non coinvolge solo il corpo. Ha un impatto profondo anche sulla mente: ansia, tristezza, senso di perdita, isolamento, difficoltà di concentrazione, perdita di sé. Ogni storia è diversa, ogni vissuto è unico. Eppure, un tratto comune esiste: la sensazione che qualcosa di profondo stia cambiando dentro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molte persone non pensano all’infertilità come a un trauma. Forse perché non è immediatamente visibile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse perché “non è una questione di vita o di morte”. Ma prova a pensare alle donne che affrontano terapie ormonali pesanti, interventi invasivi dopo aborti spontanei, diagnosi che mettono a rischio l’integrità del proprio corpo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">è un dolore reale. È un territorio pieno di incertezze, senza garanzie. E spesso lo si attraversa in silenzio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Infertilità come ferita invisibile: <strong>dare un nome al vissuto</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi vive l’<a href="https://youtu.be/XCV05bHDTD0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">infertilità</a> impara a convivere con visite mediche a orari assurdi, con l’attesa, con i corpi degli altri che sembrano funzionare senza sforzo. Impara a sorridere quando vorrebbe piangere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A dire “tutto bene” mentre dentro sente di sgretolarsi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A evitare eventi, vacanze, momenti che un tempo amava&#8230; e a casa, spesso, crolla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dare un nome a questo vissuto può essere un sollievo. Chiamarlo “trauma” non è esagerare, è riconoscere. E quando sappiamo che stiamo vivendo qualcosa di traumatico, possiamo iniziare a prenderci cura di noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco alcuni modi per iniziare:</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>1. Riconosci quello che provi (e non giudicarlo)</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra scontato, ma non lo è. Quando il dolore è troppo, spesso lo mettiamo da parte per andare avanti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Così facendo ci allontaniamo da noi stesse. Iniziare a riconoscere la propria tristezza, la rabbia, la paura… è il primo passo per prendersi davvero cura di sé. Non è debolezza. È coraggio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Concediti di sentire, poi torna a respirare nel presente. Fai qualcosa che ti fa stare bene, anche se è piccolo.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>2. Fai attenzione ai trigger (ma non colpevolizzarti)</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono momenti, frasi, immagini che riaccendono il dolore. L’invito a un baby shower. Un post su Instagram. Un consiglio non richiesto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sempre si possono evitare. E va bene così. Quando succede, concediti uno spazio. Puoi sentirti arrabbiata, ferita, stanca. Dopo, fai quello che ti serve: uscire da una stanza, prendere una pausa, scrivere un messaggio a chi ti fa sentire vista.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>3. Resta nel presente</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">L’ansia spesso nasce da ciò che è già accaduto o da ciò che potrebbe accadere. Stare nel qui e ora aiuta a trovare un piccolo equilibrio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Può essere utile ripetere una frase che ti ancora, ricordarti cosa c’è di certo oggi, ringraziare per qualcosa che – anche se piccolo – c’è. È un allenamento, non una magia. Ma fa la differenza.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>4. Metti confini</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">I confini sono cura. Non sono egoismo. Se alcune conversazioni ti feriscono, se alcuni profili ti fanno stare male, puoi scegliere di allontanarti. Anche temporaneamente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Puoi decidere con il tuo partner di avere momenti senza parlare di cliniche, ormoni e beta. Il dolore c’è, ma la vita non può essere solo quel dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’infertilità non è “solo una questione medica”. È una frattura invisibile che cambia il modo in cui ti guardi, ti senti, vivi. Ma riconoscere il trauma è un primo passo per ritrovare respiro. Per tornare, piano piano, a te.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Prenota una consulenza per prenderti cura del tuo trauma.</h6>



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<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Il silenzio della PMA: come affrontare il giudizio e ritrovare la serenità</title>
		<link>https://www.ilariastocco.it/2025/05/29/silenzio-della-pma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Stocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 May 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[infertilità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione medicalmente assistita PMA]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[infertilitàpma]]></category>
		<category><![CDATA[pma]]></category>
		<category><![CDATA[procreazionemedicalmneteassitita]]></category>
		<category><![CDATA[psicologotorino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le parole di Sara, una donna alla terza stimolazione ormonale nel suo percorso di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), sono un racconto di dolore, solitudine, rabbia e silenzio. “Ogni volta che qualcuno mi chiede: Allora, quando lo fate un figlio?, sorrido e rispondo con una scusa. Dentro, però, ogni volta, qualcosa si spezza.” Lei e il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le parole di Sara, una donna alla terza stimolazione ormonale nel suo percorso di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), sono un racconto di dolore, solitudine, rabbia e silenzio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“Ogni volta che qualcuno mi chiede: <em>Allora, quando lo fate un figlio?</em>, sorrido e rispondo con una scusa. Dentro, però, ogni volta, qualcosa si spezza.” </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lei e il suo partner hanno scelto di non condividere questa esperienza con nessuno, nemmeno con i familiari più vicini. Il silenzio è diventato un rifugio, ma anche un peso che cresce giorno dopo giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa storia non è solo di Sara. È la realtà di molte coppie che affrontano la sfida dell’infertilità. Secondo una ricerca dell’<strong>European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE)</strong>, circa il <strong>25%</strong> delle coppie che intraprendono un percorso di PMA sceglie di non parlarne con amici o familiari. La paura del giudizio, delle domande invasive e della pressione sociale è spesso più pesante del processo medico stesso.<br></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Perché si sceglie il silenzio</strong> quando si affronta la pma?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione di mantenere segreto il proprio percorso è spesso dettata dalla volontà di proteggersi. È un modo per evitare sguardi compassionevoli, commenti non richiesti e giudizi sommari. Spesso, chi non ha mai affrontato l’infertilità la vede come un fallimento personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Le persone ci giudicano per quello che non capiscono.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo commento, emerso da uno studio pubblicato sul <em>Journal of Psychosomatic Obstetrics &amp; Gynecology</em>, riassume il sentimento di molte coppie. La PMA può essere percepita come una deviazione da ciò che dovrebbe essere “naturale” e questo alimenta il senso di inadeguatezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il silenzio, se da un lato sembra proteggere, dall’altro può diventare un fardello. Tenere dentro emozioni intense, senza condividerle, rischia di trasformarsi in un peso insostenibile.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il prezzo del silenzio</strong> nella pma</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Uno studio condotto dalla <strong>Stanford University</strong> ha dimostrato che esprimere le proprie emozioni riduce significativamente i livelli di stress e migliora il benessere emotivo. Parlare non è solo un modo per alleggerire il cuore, ma anche un atto di cura verso se stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, <a href="https://youtu.be/n4Ici7nq4Ps?si=6LYxx1W26J4eJlE6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la paura di essere giudicati o fraintesi spesso prevale.</a> Molti temono che condividere significhi esporsi al rischio di ulteriori ferite, specialmente quando si ricevono commenti come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>“Perché non adottate invece?”</em></li>



<li><em>“Devi solo rilassarti, vedrai che arriverà.”</em></li>



<li><em>“Forse non è destino.”</em></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Queste frasi, anche se spesso dette con buone intenzioni, non fanno che aumentare il senso di isolamento.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Rompi il silenzio: il potere del supporto</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Condividere ciò che si sta vivendo non significa necessariamente raccontare tutto a tutti. È piuttosto un modo per creare uno spazio sicuro, dove le emozioni possono essere espresse senza paura di essere giudicate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una ricerca pubblicata sull’<strong>Human Reproduction Update</strong> sottolinea che il supporto sociale è uno dei fattori chiave per affrontare l’infertilità. Sentirsi ascoltati e compresi non solo allevia il carico emotivo, ma permette di affrontare il percorso con maggiore serenità.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Come trovare il coraggio di parlare</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo passo per rompere il silenzio è individuare una persona o un contesto in cui ci si sente a proprio agio. Può trattarsi di un amico fidato, di un gruppo di supporto o di un professionista esperto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco alcune idee per iniziare:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Parlare con un partner o un familiare</strong>: Seleziona una persona che ritieni possa ascoltarti senza giudicare. Condividere i tuoi sentimenti con chi ami può rafforzare il legame e ridurre la solitudine.</li>



<li><strong>Unirsi a un gruppo di supporto</strong>: <a href="https://t.me/+_-ol6TMiMf5hOWI0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Esistono comunità, online e offline</a>, dove puoi confrontarti con altre persone che stanno affrontando le stesse difficoltà. Sapere di non essere soli è spesso di grande conforto.</li>



<li><strong>Chiedere supporto professionale</strong>: nei miei percorsi puoi trovare uno spazio sicuro dove elaborare le emozioni e sviluppare strategie per affrontare il percorso.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Il servizio di consulenza è progettato proprio per questo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Ascolto empatico:</strong> Uno spazio dove le tue emozioni sono accolte senza giudizio.</li>



<li><strong>Supporto personalizzato:</strong> Strategie pratiche per affrontare le sfide emotive.</li>



<li><strong>Un ambiente protetto:</strong> Un luogo dove puoi essere te stessa, senza maschere.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La PMA è un percorso complesso, fatto di speranze e paure, vittorie e difficoltà. Ma non deve essere un viaggio solitario. Parlando, puoi trovare il sostegno di cui hai bisogno per affrontare le sfide con maggiore forza e serenità.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f449.png" alt="👉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> In <a href="https://youtu.be/n4Ici7nq4Ps?si=fOJiqR4lK3l4tvNn" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo video</a> ti racconto come iniziare a mettere confini e rispondere a commenti scomodi. </p>



<h5 class="wp-block-heading">Se senti che hai bisogno di uno strumento in più che ti accompagni, ho creato per te un kit che ti aiuta a rispondere alle domande scomode sulla PMA</h5>



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