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	<title>compassione Archivi &#8211; Ilaria Stocco</title>
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	<description>Psicologa delle emozioni</description>
	<lastBuildDate>Tue, 11 Nov 2025 17:24:10 +0000</lastBuildDate>
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	<title>compassione Archivi &#8211; Ilaria Stocco</title>
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		<title>Come gestire le emozioni intense e ritrovare l’equilibrio interiore</title>
		<link>https://www.ilariastocco.it/2025/02/20/gestire-emozioni-intense/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Stocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[compassione]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[emozioniintense]]></category>
		<category><![CDATA[evitamento]]></category>
		<category><![CDATA[evitareleemozioni]]></category>
		<category><![CDATA[psicologotorino]]></category>
		<category><![CDATA[sopprimereemozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ti sei mai sentita sopraffatta da emozioni intense, come se fossero onde pronte a travolgerti? In quelle situazioni ritrovare l&#8217;equilibrio sembra impossibile. Come se un attimo prima tutto fosse sotto controllo e un istante dopo ti trovassi in balia di una tempesta emotiva? La sofferenza emotiva può assumere molte forme: un senso di vuoto che [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ti sei mai sentita sopraffatta da emozioni intense, come se fossero onde pronte a travolgerti?  In quelle situazioni ritrovare l&#8217;equilibrio sembra impossibile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Come se un attimo prima tutto fosse sotto controllo e un istante dopo ti trovassi in balia di una tempesta emotiva? </p>



<p class="wp-block-paragraph">La sofferenza emotiva può assumere molte forme: un senso di vuoto che non riesci a colmare, la frustrazione di non riuscire a spiegare ciò che provi agli altri, o l’ansia che si insinua senza un motivo apparente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando le emozioni sembrano fuori controllo, possono influenzare negativamente il nostro benessere, le relazioni e la qualità della vita. Spesso puoi trovarti intrappolata in reazioni automatiche che non scegli consapevolmente: reagisci con impulsività, ti chiudi, ti lasci trascinare dai pensieri negativi senza riuscire a fermarli. È come essere alla deriva senza una bussola, senza sapere come tornare a riva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La buona notizia è che la regolazione emotiva non è una dote innata, ma una <strong>competenza che possiamo sviluppare con il tempo e la pratica.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos è la regolazione emotiva?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La regolazione emotiva è la capacità di <strong>modulare le nostre emozioni in modo sano e adattivo</strong>. Si tratta di un <strong>processo</strong> che coinvolge diversi aspetti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Consapevolezza:</strong> riconoscere le emozioni senza negarle o evitarle.</li>



<li><strong>Flessibilità:</strong> adattare la risposta emotiva alla situazione che stai vivendo in quel momento</li>



<li><strong>Accettazione:</strong> smettere di lottare contro le emozioni difficili e imparare a osservarle </li>



<li><strong>Impegno:</strong> mantenere il focus sui propri obiettivi nonostante le emozioni intense (fare le cose importanti per te nonostante l&#8217;emozione)</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La regolazione emotiva <strong>è un processo attivo</strong> che influenza il modo in cui viviamo e rispondiamo agli eventi quotidiani (Gross 2015). Studi scientifici dimostrano che chi possiede buone abilità di regolazione emotiva ha una <strong>maggiore resilienza psicologica e minori livelli di stress</strong> (Aldao et al., 2010).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando la regolazione emotiva non funziona</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A volte, la nostra mente utilizza strategie che sembrano aiutarci a gestire le emozioni nel breve termine, ma che nel lungo periodo le amplificano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>disregolazione emotiva</strong> può manifestarsi in modi diversi (questi sono solo alcuni): </p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://youtube.com/shorts/9-aOu3SiHDI?si=L1MFuk53YKPHERLQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Esplosioni emotive:</a></strong> sentirsi incapaci di trattenere le proprie emozioni e reagire con rabbia o frustrazione eccessiva rispetto alla situazione</li>



<li><strong><a href="https://youtube.com/shorts/E8hrj0mR7t8?si=OhmU4osVCrZx9FaY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Evitamento emotivo</a>:</strong> cercare di distrarsi o sopprimere le emozioni invece di affrontarle, portando a un accumulo che può esplodere improvvisamente</li>



<li><strong>Ruminazione:</strong> rimuginare continuamente sugli eventi dolorosi, bloccandosi in un circolo vizioso di pensieri negativi senza fine </li>



<li><strong>Difficoltà a ritrovare la calma:</strong> sentirsi sopraffatti per ore o giorni da un&#8217;emozione negativa senza riuscire a regolarla</li>



<li><strong>Iper-reattività emotiva:</strong> reagire in modo esagerato anche a piccoli eventi, sentendosi travolti da ogni minima difficoltà.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questi schemi disfunzionali, quando usati spesso e come unica modalità per <a href="https://www.ilariastocco.it/2025/01/09/sopprimere-le-emozioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">regolare le emozioni</a>, possono compromettere le relazioni, il rendimento sul lavoro e il benessere generale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Studi neurobiologici mostrano che la <strong>soppressione emotiva può aumentare i livelli di attivazione del sistema nervoso simpatico, contribuendo a uno stato di stress cronico</strong> (Gross &amp; Levenson, 1997) . </p>



<div class="wp-block-uagb-advanced-heading uagb-block-6831024e"><h2 class="uagb-heading-text"><strong>Inizia a regolare le emozioni</strong> intense</h2></div>



<p class="wp-block-paragraph">La buona notizia è che la regolazione emotiva è un&#8217;abilità che si può sviluppare e affinare con la pratica. Ecco alcune strategie efficaci:</p>



<h4 class="wp-block-heading">1.&nbsp;<strong>Accogli le emozioni senza giudicarle</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Quando provi un’emozione intensa, invece di ignorarla o reprimerla, prova a osservarla senza giudicarla (es. &#8220;Oddio sono così stupida a sentirmi in ansia per questa sciocchezza&#8221;). Chiediti invece: “Cosa sto provando in questo momento?”. Dare un nome all’emozione può aiutarti a sentirti più in controllo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">2.&nbsp;<strong>Cambia prospettiva</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Le emozioni spesso dipendono dal modo in cui interpretiamo le situazioni. Se qualcosa ti ha ferito, prova a chiederti: “Esiste un altro modo di vedere questa situazione?” Cambiare prospettiva può ridurre l’impatto emotivo di un evento.</p>



<h4 class="wp-block-heading">3.&nbsp;<strong>Affronta le emozioni un po’ alla volta</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Se un’emozione ti sembra troppo intensa, prova ad affrontarla gradualmente. Ad esempio, se l’ansia ti blocca, prova a fare piccoli passi verso ciò che temi, invece di evitarlo completamente. Con il tempo, ti sentirai più sicura nell&#8217;affrontare le situazioni difficili.</p>



<h4 class="wp-block-heading">4.&nbsp;<strong>Trova attività che ti aiutano a rilassarti</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Fare qualcosa di piacevole può aiutarti a scaricare le emozioni in modo sano. Potrebbe essere scrivere un diario, ascoltare musica, fare una passeggiata o parlare con qualcuno di fidato. Trova ciò che funziona meglio per te.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un passo alla </strong>volta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Imparare a regolare le emozioni <strong>è un processo che richiede tempo e pratica.</strong> Ogni piccolo passo compiuto in questa direzione rappresenta un progresso. Ricorda: le emozioni non devono essere combattute, ma <strong>comprese e integrate nel tuo percorso di crescita.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se vuoi approfondire, puoi esplorare risorse basate sulla <a href="https://www.ilariastocco.it/percorso-gruppo-online-vivi-nel-presente/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mindfulness </a>e sulla <a href="https://youtu.be/tYCJOdk8slk?si=4oM25ZSg5F-FRYYp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gestione delle emozioni </a>per sviluppare strategie più efficaci.</p>



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</div>



<p class="wp-block-paragraph">Fonti: </p>



<p class="wp-block-paragraph">Gross, J. J. (2015). Emotion regulation: Current status and future prospects. <em>Psychological Inquiry</em>, 26(1), 1-26.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gross, J. J., &amp; Levenson, R. W. (1997). Emotional suppression: Physiology, self-report, and expressive behavior. <em>Journal of Personality and Social Psychology</em>, 73(3), 585-592.<em>ar of Pain</em> (pp. 3-24). Oxford University Press.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Dialogo interno: prigione invisibili o percorso di libertà?</title>
		<link>https://www.ilariastocco.it/2025/01/22/dialogo-interno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Stocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 11:35:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[compassione]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[dialogointerno]]></category>
		<category><![CDATA[pensierinegativi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hai mai pensato al potere del dialogo interno &#8211; le storie che racconti a te stesso? Il tuo dialogo interno – quella voce che risuona nella tua mente ogni giorno – può diventare il tuo più grande alleato o il tuo peggior nemico. Un dialogo interno disfunzionale può intrappolarti in una prigione mentale fatta di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Hai mai pensato al potere del dialogo interno &#8211; le storie che racconti a te stesso? Il tuo dialogo interno – quella voce che risuona nella tua mente ogni giorno – può diventare il tuo più grande alleato o il tuo peggior nemico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un dialogo interno disfunzionale può intrappolarti in una prigione mentale fatta di insicurezze, autocritica e paura del fallimento. La buona notizia è che puoi trasformare questa voce in uno strumento di libertà, benessere e crescita personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molte volte non ti fermi ad ascoltare cosa ti dici, un esercizio potente che ogni tanto propongo ai miei pazienti è quello di trascrivere cosa dice il loro dittatore interiore e molti di loro rimangono stupidi del tono e delle parole che emergono da questo dialogo.&nbsp;i.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cos&#8217;è il dialogo interno? Il potere del dialogo interno nella tua mente</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il dialogo interno <strong>è quel flusso continuo di pensieri che attraversa la tua mente</strong>. Non è solo un riflesso delle tue emozioni: è un elemento attivo che influenza il modo in cui percepisci te stesso e il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo lo psicologo <strong>E. Kross</strong>, le parole che usiamo con noi stessi sono il filtro attraverso cui viviamo la realtà. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Cambiare il modo in cui parliamo a noi stessi può cambiare l’intera esperienza della vita.”&nbsp;</em> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti posso assicurare che molto spesso è proprio così e ti porto un piccolo esempio:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un pensiero non utile potrebbe essere <em>“Non sono capace”</em>&#8211; Questo pensiero spesso alimenta paura e immobilità.</li>



<li>Un pensiero utile come <em>“Posso migliorare”</em> stimola invece motivazione e crescita.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il dialogo interno è potente perché <strong>agisce direttamente sulle tue emozioni e sulle tue scelte quotidiane</strong>. Non si tratta di avere un dialogo interno “positivo” (quelle sono cose da fuffa guru) ma un dialogo che ci aiuti a vivere la situazione nella quale ci troviamo, un dialogo funzionale e utile per te stessa.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Dialogo interno disfunzionale: quando il dialogo interno diventa una prigione</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un dialogo interno disfunzionale può trasformarsi in una vera e propria trappola mentale. I pensieri che continui a ripeterti ogni giorno possono bloccare la tua crescita personale e incidere negativamente sulla percezione di te e delle tue emozioni.&nbsp;</p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Esempi: </strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Autocritica eccessiva:</strong> <em>“Perché non sono come gli altri? Sono un fallito.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Auto-sabotaggio:</strong> <em>“Non ce la farò mai, quindi perché provarci?”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pensieri distorti:</strong> <em>“Se ho sbagliato una volta, significa che non sono bravo in nulla.”</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La scienza dietro il pensiero negativo</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo uno studio pubblicato nel <em>Journal of Personality and Social Psychology</em>, le persone che si concentrano su pensieri negativi hanno livelli più elevati di stress, ansia e depressione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è legato al <strong><em>negativity bias</em>,</strong> ovvero la tendenza naturale del cervello a focalizzarsi sugli aspetti negativi. Te ne ho parlato in modo più <a href="https://www.ilariastocco.it/2022/09/07/la-mente-pensa-negativo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondito qui</a>. </p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Piccola riflessione:</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">Ti propongo una riflessione, immagina che il tuo dialogo sia un compagno di viaggio. Se ti criticassi costantemente, lo vorresti ancora come amico? Perché allora permetti a te stesso di farlo? </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Come trasformare il tuo dialogo interno da prigione a libertà</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il tuo dialogo interno non è immutabile anche se ti parli in un certo modo da tutta la vita, puoi sempre lavorarci su. Infatti puoi trasformarlo in uno strumento per costruire la tua libertà personale. Ecco alcune strategie basate su ricerche scientifiche:</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>A. Riconosci il tuo dialogo interno (consapevolezza)</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo passo è essere consapevole di ciò che ti dici. Chiediti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>“Questa storia è basata su fatti reali o solo su paure?”</em></li>



<li><em>“Questo pensiero mi sta aiutando o mi sta bloccando?”</em></li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>B. Riscrivi il copione (pensiero funzionale consapevole)</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Trasforma un <a href="https://www.instagram.com/p/CoNaL4HIT4c/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pensiero</a> disfuzionale in uno utile. Ecco un esempio pratico:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Pensiero disfunzionale: <em>“Ho fallito, quindi non sono abbastanza bravo.”</em></li>



<li>Pensiero utile: <em>“Ho fallito, ma ora so cosa migliorare, posso provarci.”</em></li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading">C. Sviluppa l&#8217;autocompassione</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.ilariastocco.it/2023/06/21/essere-gentili-con-se-stessi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Essere gentili con se stessi</a> non significa essere indulgenti, ma realistici. Secondo la ricercatrice K. Neff, parlare a se stessi con empatia riduce l’ansia e migliora l’autostima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostituisci pensieri come <em>“Sono un disastro”</em> con frasi più empatiche:</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Sto affrontando una sfida, ma sto facendo del mio meglio. È normale sbagliare.”</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Benefici di un dialogo inte</strong>riore<strong> utile</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Cambiare il tuo dialogo interiore non solo migliora la tua autostima, ma ha benefici tangibili sulla tua vita.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Maggiore benessere mentale:</strong> diminuzione di ansia e stress.</li>



<li><strong>Crescita personale:</strong> più motivazione e apertura al cambiamento.</li>



<li><strong>Relazioni migliori:</strong> un dialogo interno funzionale influenza anche il modo in cui comunichi con gli altri.</li>
</ul>



<h5 class="wp-block-heading">Le parole che racconti a te stesso possono costruire muri o aprire porte. La scelta è tua. Inizia oggi a osservare e riscrivere il tuo dialogo interno, trasformando pensieri limitanti in storie di fiducia e speranza.</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Ricorda le parole di Viktor Frankl, psicoterapeuta <em>“Tra stimolo e risposta c’è uno spazio. In quello spazio risiede la nostra libertà di scegliere.”</em></p>



<h5 class="wp-block-heading">E tu, quale storia scegli di raccontarti oggi?<br></h5>



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		<item>
		<title>Sopprimere le emozioni funziona? Scopri la trappola nascosta</title>
		<link>https://www.ilariastocco.it/2025/01/09/sopprimere-le-emozioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Stocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[compassione]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[evitamento]]></category>
		<category><![CDATA[evitareleemozioni]]></category>
		<category><![CDATA[psicologotorino]]></category>
		<category><![CDATA[sopprimereemozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molto spesso in seduta emerge che le persone cercano di sopprimere le emozioni invece di viverle e regolarle, sai perchè accade? Vivere con il dolore cronico significa convivere con la sofferenza fisica ma anche con le emozioni che l’accompagnano. Rabbia, paura, tristezza e frustrazione sono spesso vissute come ostacoli ulteriori, da reprimere per affrontare meglio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Molto spesso in seduta emerge che le persone cercano di sopprimere le emozioni invece di viverle e regolarle, sai perchè accade?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vivere con il dolore cronico significa convivere con la sofferenza fisica ma anche con le emozioni che l’accompagnano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Rabbia, paura, tristezza e frustrazione sono spesso vissute come ostacoli ulteriori, da reprimere per affrontare meglio la giornata. Questa strategia può sembrare utile nel breve termine, ma è una trappola che rischia di amplificare il dolore e intrappolare chi soffre in un circolo vizioso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per comprendere questo meccanismo, esploriamo il <strong>modello paura-</strong><a href="https://www.ilariastocco.it/2022/10/29/evitamento-un-circolo-vizioso-da-spezzare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>evitamento del dolore</strong> </a>e il ruolo cruciale della regolazione emotiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Te ne ho parlato anche in <a href="https://youtu.be/tYCJOdk8slk?si=mqiSfCI1oyyATj7S" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo video </a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il modello paura-evitamento: come il dolore diventa cronico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello paura-evitamento suggerisce che, dopo un episodio di dolore acuto, alcune persone sviluppano pensieri catastrofici. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, una paziente con endometriosi potrebbe pensare: <em>“Se mi muovo, peggiorerò il dolore. Meglio stare a riposo.”</em> Questo pensiero alimenta la paura del dolore, portando ad evitare attività percepite come rischiose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel breve periodo, l’evitamento sembra funzionare: il dolore non aumenta, e ci si sente momentaneamente al sicuro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, a lungo andare, questa strategia riduce la capacità di movimento, aumenta la sensibilità al dolore e limita la qualità di vita, creando un circolo vizioso che rafforza la disabilità fisica ed emotiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sopprimere le emozioni produce un sollievo apparente </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Similmente all’evitamento fisico, molte persone con dolore cronico cercano di sopprimere le emozioni difficili legate alla loro condizione. Ad esempio:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Una donna che affronta un percorso di PMA potrebbe reprimere la tristezza pensando: <em>“Non devo farmi sopraffare, devo essere forte per continuare.”</em></li>



<li>Una persona con dolore pelvico cronico potrebbe ignorare la rabbia per evitare conflitti, pensando: <em>“Non ha senso arrabbiarsi, peggiorerò solo la situazione.”</em></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Nel breve termine, questa strategia sembra efficace: le emozioni non interferiscono con le attività quotidiane o con il rapporto con gli altri. Cosa succede nel lungo periodo?</p>



<div class="wp-block-uagb-advanced-heading uagb-block-6831024e"><h2 class="uagb-heading-text"><strong>La trappola a lungo termine</strong></h2></div>



<p class="wp-block-paragraph">Sopprimere le emozioni non le elimina; anzi, le spinge in profondità, dove <a href="https://www.instagram.com/p/C3S5avKoRXI/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">continuano a influenzare </a>il corpo e la mente. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://academic.oup.com/book/54512/chapter-abstract/422589763?redirectedFrom=fulltext&amp;login=false" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Studi</a> hanno dimostrato che la soppressione emotiva aumenta i livelli di stress, peggiora la percezione del dolore e rende più difficile affrontare nuove difficoltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, una donna che reprime la tristezza per mesi potrebbe improvvisamente sentirsi sopraffatta da attacchi di panico o insonnia. Oppure, un paziente che ignora la rabbia verso la propria condizione potrebbe sviluppare una maggiore tensione muscolare, che a sua volta amplifica il dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo circolo vizioso è simile a una pentola a pressione: più emozioni si accumulano senza essere espresse, più aumenta il rischio di esplosioni improvvise e difficili da gestire.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La via d’uscita: accettazione e regolazione emotiva</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Rompere questa trappola significa imparare a riconoscere e accogliere le emozioni, anziché combatterle. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, accettare la tristezza non significa arrendersi, ma permettere a se stessi di sentirla e di darle un senso. Tecniche come la <strong>mindfulness</strong>, la <strong>terapia cognitivo-comportamentale</strong> e la <strong>Acceptance and Commitment Therapy (ACT)</strong> possono aiutare a sviluppare una relazione più sana con le emozioni e il dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immagina di vedere la mente come una radio: non puoi spegnere le interferenze, ma puoi scegliere quali stazioni ascoltare. Allo stesso modo, puoi imparare a osservare i tuoi pensieri e le tue emozioni senza lasciare che determinino ogni tua azione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dal controllo all’equilibrio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se vivi con dolore cronico, ricorda che non sei definita dalle tue emozioni o dal tuo dolore. Sopprimere ciò che senti può sembrare una scorciatoia, ma la vera strada verso una vita più piena è accettare le emozioni come parte dell’esperienza umana. Attraverso la consapevolezza e la regolazione emotiva, puoi imparare a navigare nel mare delle difficoltà senza esserne sopraffatta.</p>



<div class="wp-block-uagb-advanced-heading uagb-block-b70e919c"><h6 class="uagb-heading-text"><strong>E tu? Quali emozioni stai reprimendo oggi?</strong> </h6></div>



<p class="wp-block-paragraph">Se questa riflessione ti risuona, prova a fermarti un attimo, respirare e ascoltare cosa il tuo corpo e la tua mente vogliono dirti. Potrebbe essere il primo passo per uscire dalla trappola della soppressione.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Fonti: Vlaeyen, J.W.S., &amp; Linton, S.J. (2000). &#8220;Fear-avoidance and its consequences in chronic musculoskeletal pain: a state of the art.&#8221; <em>Pain</em>, 85(3), 317-332.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lethem, J., Slade, P.D., Troup, J.D.G., &amp; Bentley, G. (1983). &#8220;Outline of a fear-avoidance model of exaggerated pain perception—I.&#8221; <em>Behaviour Research and Therapy</em>, 21(4), 401-408.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Asmundson, G.J.G., Norton, P.J., &amp; Vlaeyen, J.W.S. (2004). &#8220;Fear-Avoidance Models of Chronic Pain: An Overview.&#8221; In <em>Understanding and Treating Fear of Pain</em> (pp. 3-24). Oxford University Press.</p>
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		<title>4 modi per gestire le aspettative: fluire invece di opporsi</title>
		<link>https://www.ilariastocco.it/2024/12/12/4-modi-per-gestire-le-aspettative/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Stocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[bisogniemotivi]]></category>
		<category><![CDATA[compassione]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[aspettative]]></category>
		<category><![CDATA[delusione]]></category>
		<category><![CDATA[gestireleaspettative]]></category>
		<category><![CDATA[rimaneredelusi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilariastocco.it/?p=5015</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le aspettative sono una parte integrante della vita umana, eppure spesso fanno da blocco, oggi vedremo 4 modi per gestire le aspettative. Esse nascono dai nostri desideri, dalle esperienze passate e dai modelli culturali che ci circondano. Possono essere fonte di motivazione e speranza, ma anche di delusione e sofferenza, specialmente quando non si realizzano. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le aspettative sono una parte integrante della vita umana, eppure spesso fanno da blocco, oggi vedremo 4 modi per gestire le aspettative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esse nascono dai nostri desideri, dalle esperienze passate e dai modelli culturali che ci circondano. Possono essere fonte di motivazione e speranza, ma anche di delusione e sofferenza, specialmente quando non si realizzano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per comprenderle meglio, possiamo immaginarle come onde: a volte lievi e cullanti, altre volte potenti e destabilizzanti. Come affrontarle? Invece di opporci, possiamo imparare a fluire con esse, lasciando che il loro movimento ci guidi invece di travolgerci.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Gestire le aspettative: impatto psicologico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Albert Ellis, fondatore della Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT), le aspettative irrealistiche – o &#8220;musturbations&#8221;, come le chiamava provocatoriamente – sono tra le principali cause di sofferenza emotiva. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ellis sottolineava che quando ci diciamo frasi come <em>&#8220;deve andare così</em>&#8221; o <em>&#8220;non posso accettare che sia andata diversamente&#8221;</em>, rischiamo di amplificare emozioni come rabbia, frustrazione e tristezza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo schema rigido, che lui definiva come <em>&#8220;credere in doveri assoluti&#8221;</em>, crea una tensione interna difficile da sostenere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ulteriori studi hanno evidenziato che le aspettative distorte possono alimentare credenze disfunzionali, contribuendo a stati d&#8217;ansia e depressione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare, quando le aspettative non si allineano alla realtà, si genera quello che la letteratura definisce un &#8220;disallineamento cognitivo&#8221; che può portare a una valutazione negativa di sé e delle proprie capacità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fluire invece di opporsi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Immagina di essere davanti a un’onda alta. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tentare di resisterle significa lottare contro una forza naturale e immensa, con il rischio di essere travolto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Al contrario, imparare a fluire significa adattarsi al suo movimento, cavalcarla e trovare un nuovo equilibrio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo principio si applica anche alle nostre aspettative: opporci alle realtà che non combaciano con i nostri desideri ci esaurisce emotivamente, mentre accettarle ci permette di vivere con maggiore serenità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la teoria dell’accettazione e del cambiamento proposta dall’<a href="https://www.ilariastocco.it/self-compassion-e-accettazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Acceptance and Commitment Therapy (ACT)</a>, <em>&#8220;la sofferenza non deriva direttamente dagli eventi della vita, ma dal nostro attaccamento rigido alle idee di come le cose dovrebbero essere&#8221; </em>(Hayes et al., 1999). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fluire con le onde delle aspettative, quindi, significa accettare ciò che è, riconoscendo la natura mutevole della vita.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>4 modi per gestire le aspettative: esercizio pratico</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Prova questo esercizio basato su principi di <a href="https://www.ilariastocco.it/mindfulness-e-consapevolezza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mindfulness</a>, utili per regolare le emozioni e il rapporto con le aspettative:</p>



<p class="wp-block-paragraph">1.<strong>Osserva il suo infrangersi</strong>: Visualizza l’onda che si infrange e scompare, lasciando spazio a una nuova sensazione di calma.</p>



<ol class="wp-block-list"></ol>



<p class="wp-block-paragraph">2. <strong>Riconosci l’onda</strong>: Immagina un’aspettativa che hai e cerca di visualizzarla come un’onda davanti a te. È alta? Minacciosa? Nota senza giudicare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">3. <strong>Sentiti oppresso</strong>: Immagina di lottare contro questa onda, cercando di fermarla. Nota la fatica e il disagio che emergono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">4. <strong>Fluisci con l’onda</strong>: Ora immagina di smettere di resistere e di galleggiare sull’onda. Senti il tuo corpo che si adatta al suo movimento, lasciandosi trasportare senza perdere equilibrio.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Gestire le aspettative: la resilienza</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca sulla resilienza (Bonanno, 2004) suggerisce che accettare le avversità – incluse quelle derivanti da <a href="https://www.instagram.com/reel/DBTYegkNBD-/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aspettative disattese</a> – è uno dei fattori chiave per mantenere il benessere psicologico. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non si tratta di eliminare le aspettative, ma di ridurre il loro peso emotivo, imparando a gestire le inevitabili discrepanze tra ciò che desideriamo e ciò che accade.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le aspettative non sono il problema: è il nostro attaccamento a esse a causare sofferenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Come scriveva Carl Rogers, uno dei padri della psicologia umanistica, <em>&#8220;La curiosa contraddizione è che quando mi accetto così come sono, allora posso cambiare&#8221;.</em> </p>



<h6 class="wp-block-heading">Questo principio vale anche per le nostre aspettative: accettarle e lasciarle andare ci permette di vivere con maggiore flessibilità e apertura verso nuove possibilità. Ogni onda, anche quella che si infrange, ci offre un&#8217;opportunità di crescita e di scoperta.<br></h6>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



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