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	<title>psicologotorino Archivi &#8211; Ilaria Stocco</title>
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	<description>Psicologa delle emozioni</description>
	<lastBuildDate>Fri, 05 Jun 2026 14:47:24 +0000</lastBuildDate>
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	<title>psicologotorino Archivi &#8211; Ilaria Stocco</title>
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	<item>
		<title>Tante diagnosi: il peso invisibile delle patologie croniche multiple</title>
		<link>https://www.ilariastocco.it/2026/05/14/patologie-croniche-multiple-peso-invisibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Stocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dolore cronico]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[dolorecronico]]></category>
		<category><![CDATA[patologiecronichemultiple]]></category>
		<category><![CDATA[psicologotorino]]></category>
		<category><![CDATA[tantediagnosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Convivere con patologie croniche multiple significa portare un peso invisibile. Ogni specialista vede la sua diagnosi. Nessuno vede il quadro intero. Eppure nella vita quotidiana la fatica è concreta, reale, stratificata. Non perché tu stia esagerando, ma perché il carico di più condizioni croniche insieme funziona in modo diverso dalla somma delle singole parti e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilariastocco.it/2026/05/14/patologie-croniche-multiple-peso-invisibile/">Tante diagnosi: il peso invisibile delle patologie croniche multiple</a> proviene da <a href="https://www.ilariastocco.it">Ilaria Stocco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="6760" class="elementor elementor-6760">
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<p class="wp-block-paragraph">Quando si soffre di endometriosi, non è così facile incontrare persone che hanno ricevuto una diagnosi effettiva.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Questo è particolarmente vero per l&#8217;endometriosi, una condizione che affligge milioni di persone in tutto il mondo.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Il ritardo diagnostico medio per l&#8217;endometriosi si aggira tra i 10 e i 15 anni, il che significa che per moltissimo tempo non hai potuto dare un nome al tuo dolore e sentirti riconosciuta come malata cronica.</p>

<p class="wp-block-paragraph">La sofferenza di convivere con sintomi importanti e debilitanti, vagabondare tra uno specialista e l&#8217;altro, è davvero molto onerosa sotto tutti i punti di vista.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Ogni visita, ogni esame, ogni attesa carica di speranza che si trasforma in delusione aggiunge un peso emotivo e fisico al già pesante fardello del dolore quotidiano.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Alcune volte questo iter diagnostico non termina con una diagnosi o produce invalidazione o gaslighting, per cui ti sarà capitato di sentirti dire che &#8220;il dolore è nella tua testa, ci pensi troppo&#8221;.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Ecco che qui è davvero difficile proseguire.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Pensa che nel mondo ci sono 350 milioni di persone che soffrono di malattie croniche e non sono ancora stati diagnosticati, e questa è solo la punta dell&#8217;iceberg, perché in alcuni casi le persone non avviano neanche un iter diagnostico (fonte undiagnosed-day.org).</p>

<p class="wp-block-paragraph">Anche tu potresti essere ancora alla ricerca della tua diagnosi e, alcune volte, le persone vicine non comprendono questo &#8220;bisogno&#8221;, anzi lo vedono come un accanimento.</p>

<h2 class="wp-block-heading"><strong>1. sentire riconosciuto e legittimato il dolore</strong></h2>

<p class="wp-block-paragraph">Ricevere una diagnosi significa sentire legittimato il dolore che provi. Non solo è un modo per dimostrare agli altri che i tuoi sintomi sono reali e hanno una causa specifica, ma è anche fondamentale per te stessa/o.</p>

<p class="wp-block-paragraph">La diagnosi restituisce un senso a ciò che accade nella tua vita, chiarendo il perché di certi sintomi, della loro intensità e variabilità. Offre risposte a dubbi che ti hanno tormentato per anni e dà un significato concreto a ciò che provi.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Con una diagnosi, non solo puoi finalmente comprendere la natura del tuo dolore, ma puoi anche iniziare a costruire un percorso di cura e supporto adeguato.</p>

<p class="wp-block-paragraph"> </p>

<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. comprendere cosa accade nel tuo corpo</strong></h2>

<p class="wp-block-paragraph">Quando sperimenti dolore e sintomi debilitanti senza sapere qual è la ragione sottostante, potresti sentirti spaventata e angosciata. Vivere in questo stato di incertezza è estenuante e porta a monitorare continuamente il proprio corpo, spaventandosi per ogni minima variazione perché non sai dare un nome a ciò che stai vivendo.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Comprendere il quadro sintomatologico di una malattia è fondamentale per non stare in uno stato di minaccia costante.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Ricevere una diagnosi significa finalmente legittimare il tuo dolore e i tuoi sintomi e ti permette di accedere alle cure e ai trattamenti terapeutici necessari per gestire l&#8217;endometriosi o altre patologie croniche.</p>

<div class="wp-block-spacer" style="height: 44px;" aria-hidden="true"> </div>

<div class="wp-block-uagb-advanced-heading uagb-block-50af2da1">
<h2 class="uagb-heading-text"><strong>3. avere accesso al trattamento adeguato</strong></h2>
</div>

<p class="wp-block-paragraph">Prima di ricevere una diagnosi avrai provato ad assumere farmaci diversi, cambiando spesso combinazioni e avvalendoti di qualsiasi alternativa disponibile, spendendo energie, soldi, tempo e dolore in percorsi terapeutici inutili o poco fruttuosi.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Ricevere una diagnosi invece ti offre la possibilità di avvicinarti ad un iter terapeutico (farmacologico, psicologico, riabilitativo,..) più adeguato alla tua patologia.</p>

<p class="wp-block-paragraph"> </p>

<div class="wp-block-uagb-advanced-heading uagb-block-6831024e">
<h2 class="uagb-heading-text"><strong>4. trovare una comunità o un gruppo di supporto</strong></h2>
</div>

<p class="wp-block-paragraph">Soffrire senza avere una diagnosi può portarti a isolarti e a <a href="https://www.instagram.com/p/C7D66DIua5r/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==">sentirti sbagliata</a>.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Il desiderio di condividere le tue sofferenze spesso si scontra con la scarsa comprensione delle persone che ti sono vicine, lasciandoti sola/o con il tuo dolore.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Avere accesso a una diagnosi ti permette di cercare e trovare condivisione con chi vive le tue stesse esperienze ogni giorno, aiutandoti a uscire dall&#8217;isolamento e a superare la sensazione di essere sbagliata.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Una comunità o un gruppo di supporto possono offrirti comprensione e accoglienza, riducendo il senso di diversità rispetto agli altri. Sapere di non essere sola/o fa davvero la differenza.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Con una diagnosi, puoi connetterti con altre persone che comprendono esattamente ciò che stai attraversando, creando legami che alleviano il peso della tua condizione e ti fanno sentire parte di una rete di supporto solidale.</p>

<p class="wp-block-paragraph"> </p>

<div class="wp-block-uagb-advanced-heading uagb-block-420615e0">
<h2 class="uagb-heading-text"><strong>5. essere presi sul serio</strong></h2>
</div>

<p class="wp-block-paragraph">La verità è che il sistema sanitario spesso non è sufficientemente preparato, sul piano emotivo e umano, ad accogliere pazienti con dolore cronico.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Troppo spesso il criterio dominante è &#8220;se il dolore non si vede, non esiste&#8221;. Questo approccio rischia di invalidare e giudicare le persone per il loro dolore, lasciandole sole e incomprese.</p>

<p class="wp-block-paragraph">In molte occasioni, il personale sanitario, sminuendo il dolore, potrebbe non concentrarsi sugli accertamenti medici necessari, trascurando sintomi importanti.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Questa mancanza di attenzione può portare a esperienze traumatiche che spingono le persone a interrompere le cure, sentendosi abbandonate e senza speranza.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Avere una diagnosi, purtroppo, legittima il dolore e permette alla persona di essere presa più seriamente.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Con una diagnosi in mano, il tuo dolore acquisisce un riconoscimento ufficiale, rendendo più difficile per il personale sanitario ignorare i tuoi sintomi. Questo può aprire la porta a un trattamento più adeguato e a un approccio più empatico e rispettoso, migliorando la qualità delle cure e offrendo un sollievo significativo sia fisico che emotivo.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Possedere una diagnosi ti offre anche una maggiore sicurezza nel comunicare il tuo dolore e nel cercare il supporto necessario. Ti permette di uscire dall&#8217;ombra del dubbio e della minimizzazione, facendoti sentire finalmente ascoltata/o e compresa/o. Questo riconoscimento è fondamentale per intraprendere un percorso di cura efficace e per ritrovare la speranza in un sistema che troppo spesso ti ha delusa/o.</p>

<p class="wp-block-paragraph"> </p>

<p class="has-ast-global-color-1-color has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph">Se stai lottando con sintomi debilitanti e non diagnosticati, o se hai ricevuto una diagnosi e fatichi ad accettarla, non affrontare tutto questo da sola/o. La strada verso la comprensione e la gestione del tuo dolore cronico è ardua, ma con il giusto supporto, puoi fare passi significativi verso una vita migliore.</p>

<p class="has-ast-global-color-1-color has-text-color has-link-color wp-elements-2 wp-block-paragraph">Prenota una consulenza oggi per iniziare a lavorare insieme su questo percorso. Posso aiutarti a navigare il complesso iter diagnostico, fornirti il sostegno emotivo necessario e aiutarti ad accettare e gestire la diagnosi ricevuta.</p>

<div class="wp-block-spacer" style="height: 30px;" aria-hidden="true"> </div>

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<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"> </p>
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		<title>Stress e dolore cronico</title>
		<link>https://www.ilariastocco.it/2026/04/13/stress-e-dolore-cronico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Stocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 14:39:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dolore cronico]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[dolorecronico]]></category>
		<category><![CDATA[psicologotorino]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando affronti un momento di stress, il dolore cronico peggiora. Non è nella tua testa: la scienza lo misura. Scopri il legame tra stress, senso di controllo e dolore e cosa puoi fare. Lo sai già dal tuo corpo: nei giorni più pesanti, quelli in cui tutto sembra andare storto, il dolore è più forte. [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando affronti un momento di stress, il dolore cronico peggiora. Non è nella tua testa: la scienza lo misura. Scopri il legame tra stress, senso di controllo e dolore e cosa puoi fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sai già dal tuo corpo: nei giorni più pesanti, quelli in cui tutto sembra andare storto, il dolore è più forte. Non è una coincidenza. Non è debolezza. E non è nella tua testa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2026, una ricerca pubblicata sull&#8217;<em>European Journal of Pain</em> ha misurato questo legame in modo preciso: ogni punto di aumento dello stress corrisponde a quasi un punto in più di intensità del dolore. Su una scala da 0 a 10, è un effetto che si sente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se convivi con una malattia cronica (endometriosi, vulvodinia, fibromialgia, ecc&#8230;) probabilmente non hai bisogno che te lo dica la scienza. Forse hai bisogno di sapere <em>perché</em> succede, e soprattutto che esistono direzioni concrete su cui lavorare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E la ricerca su questo è più solida di quanto si pensi: una meta-analisi del 2025 su 3.687 donne con endometriosi ha confermato che il modo in cui gestiamo le emozioni influenza direttamente l&#8217;intensità del dolore e la qualità della vita. Non come causa del dolore — come fattore che lo amplifica o lo attenua.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Lo stress non è &#8220;solo stress&#8221;: entra nel corpo e modifica il dolore cronico</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il tuo sistema nervoso non distingue tra uno stress emotivo e una minaccia fisica. Quando percepisci una situazione come difficile, si attiva una cascata di risposte biologiche (ormoni dello stress, cortisolo, adrenalina)  che coinvolgono gli stessi circuiti che elaborano il dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con lo stress acuto e occasionale, il corpo a volte riesce persino ad attutire il dolore per un breve periodo (è per questo che in certi momenti di emergenza non senti niente). Con lo stress cronico (quello che non finisce mai, che accumula settimana dopo settimana) succede il contrario: il sistema diventa ipersensibile, abbassa la soglia di tolleranza, e quello che prima era sopportabile diventa insopportabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I ricercatori chiamano questo meccanismo <em>iperalgesia da stress</em>. Non è una metafora: è una modifica misurabile nel modo in cui il sistema nervoso processa i segnali di dolore.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>C&#8217;è una cosa in particolare che peggiora tutto: sentirti fuori controllo</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le diverse caratteristiche dello stress, la ricerca ha trovato che una in particolare amplifica il dolore più delle altre: la <strong>percezione di mancanza di controllo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è il tipo di stressor, non è quanto sei stressata in assoluto. È il senso di non poter fare nulla, di essere in balia degli eventi, di non avere strumenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo risuona profondamente per chi vive con una malattia cronica. Anni di diagnosi tardive, medici che minimizzano, trattamenti che non funzionano: tutto questo alimenta esattamente quel senso di impotenza che, secondo la ricerca, aggrava il dolore fisico in modo diretto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è colpa tua sentirsi così. Ma è importante sapere che lavorare sul senso di controllo , anche piccolo, anche parziale , non è un esercizio psicologico accessorio. È un intervento sul dolore</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La novità, invece, fa l&#8217;effetto opposto</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei risultati più interessanti dello studio riguarda la novità: quando lo stress era legato a situazioni nuove, il dolore tendeva a diminuire leggermente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli autori ipotizzano che le esperienze nuove catturino l&#8217;attenzione e la spostino dal dolore, riducendo temporaneamente la sua intensità percepita. Non è una cura. Ma è un meccanismo reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini pratici: fare qualcosa di diverso, spezzare la routine nei giorni di crisi, introdurre un elemento inaspettato : non è distrazione nel senso di &#8220;non pensarci&#8221;. È un modo per dare al sistema nervoso qualcosa di nuovo su cui concentrarsi</p>



<h4 class="wp-block-heading">Cosa cambia sapere che lo stress influisce sul dolore cronico?</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Niente di questo significa che il tuo dolore è psicologico. Significa che mente e corpo usano gli stessi circuiti, e che intervenire su uno ha effetti sull&#8217;altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una meta-analisi del 2024 su 8 studi controllati e 902 persone con dolore cronico ha mostrato che gli interventi focalizzati sulla regolazione emotiva (tra cui la terapia cognitivo-comportamentale  di terza generazione) riducono in modo misurabile l&#8217;intensità del dolore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La terapia non lavora per convincerti che stai bene quando non stai bene. Lavora su quei meccanismi che la ricerca ha identificato come rilevanti: la percezione di controllo, la risposta allo stress, il modo in cui elabori quello che senti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è l&#8217;alternativa alla medicina. È ciò che la medicina da sola non riesce a fare: intervenire sul sistema che amplifica o attenua il dolore.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il principio che cambia la prospettiva</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stress cronico non è un carattere. Non è chi sei. È una risposta appresa, spesso in anni di situazioni fuori controllo, e come tutte le risposte apprese, può essere modificata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dolore cronico non sparirà per questo. Ma la sua intensità, la sua variabilità, il modo in cui ti attraversa le giornate, su tutto questo c&#8217;è margine di lavoro reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">Cose che non puoi perderti:</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Se vuoi iniziare a lavorare su questo, il percorso <em><a href="https://www.ilariastocco.it/oltre-il-dolore-cronico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Oltre il dolore</a></em> nasce esattamente da qui — dall&#8217;integrazione tra quello che sai già del tuo corpo e gli strumenti psicologici che la ricerca indica come efficaci per chi vive con una malattia cronica.</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>Iscriviti alla mia<a href="https://www.ilariastocco.it/newsletter/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> newsletter RINASCITA</a> per ricevere strumenti ed esercizi per attraversare dolore, infertilità ed emozioni che hanno aiutato anche i miei pazienti. </li>



<li>Prenota la tua consulenza <a href="https://www.ilariastocco.it/prenota-consulenza-psicoterapia-torino/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui </a> per parlarne direttamente con me</li>



<li>Per altri contenuti gratuiti sul dolore cronico, sul mio <a href="https://www.youtube.com/@ilariastoccopsicoterapeuta" target="_blank" rel="noreferrer noopener">canale YouTube </a>trovi diversi video. </li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Fonti citate:</em></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Ghoussoub K. et al., &#8220;Stress Characteristics and Their Associations With Pain Intensity&#8221;, <em>European Journal of Pain</em>, 2026. Studio su 181 adulti con dolore lombare cronico. Open access.</li>



<li>Carvalho S.A. et al., meta-analisi su 3.687 donne con endometriosi, <em>Journal of Psychosomatic Research</em>, 2025.</li>



<li>Norman-Nott N. et al., meta-analisi su 902 persone con dolore cronico, <em>European Journal of Pain</em>, 2024. PMID: 38558425.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilariastocco.it/2026/04/13/stress-e-dolore-cronico/">Stress e dolore cronico</a> proviene da <a href="https://www.ilariastocco.it">Ilaria Stocco</a>.</p>
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		<title>Perché nelle giornate in cui non hai dolore fai troppe cose e poi torni a stare male?</title>
		<link>https://www.ilariastocco.it/2026/01/30/perche-quando-sto-meglio-poi-sto-peggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Stocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dolore cronico]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[dolorecronico]]></category>
		<category><![CDATA[psicologotorino]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se ti capita di chiederti perché quando sto meglio poi sto peggio, sappi che non è una contraddizione né un fallimento personale: è un meccanismo comune in chi convive con dolore cronico e stanchezza persistente. Se ti riconosci nella domanda “perché quando sto meglio poi sto peggio”, questo articolo è per te. Immagina questa scena: [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Se ti capita di chiederti perché quando sto meglio poi sto peggio, sappi che non è una contraddizione né un fallimento personale: è un meccanismo comune in chi convive con dolore cronico e stanchezza persistente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ti riconosci nella domanda “perché quando sto meglio poi sto peggio”, questo articolo è per te.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immagina questa scena: martedì è stata una giornata pessima. Il dolore era forte, ti sentivi stanchissima, e sei rimasta quanto più possibile a riposo sul divano, sul letto, cercando di non fare nulla ma la situazione non è migliorata&#8230; </p>



<p class="wp-block-paragraph">Mercoledì non è stato un granché, ma almeno hai tirato un pò fiato. Giovedì mattina ti svegli e senti qualche cambiamento: il dolore è più leggero, la mente è più lucida. Si preannuncia una giornata buona. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In quel momento, parte qualcosa: non lo decidi consapevolmente, è del tutto automatico, come se il tuo corpo dicesse: <em>&#8220;Finalmente! Devo fare TUTTO,  adesso.&#8221; </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensi ai piatti di martedì e mercoledì, alla lavatrice che non hai fatto, a quell&#8217;email importante, al bagno che ha bisogno di una pulita, a tutte le incombenze che hai tralasciato nei giorni precedenti. Ti metti all’opera, questo riprendere in mano le cose ti fa sentire utile, di nuovo normale, come se stessi finalmente recuperando. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Passi una giornata intera in movimento, fai il doppio o il triplo di quello che fai normalmente perchè <em>“chissà quando avrai tutte queste energie per rifare le stesse cose, finchè ci sono approfittiamone”</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando vai a letto sei stanca ma soddisfatta. Venerdì mattina ti svegli e il tuo dolore è tornato più forte di martedì, sei più stanca di quando hai iniziato, la mente è annebbiata, forse hai la febbre. Pensi: <em>&#8220;Ero sicura di stare meglio ieri. Cosa è successo?&#8221;</em> . </p>



<p class="wp-block-paragraph">Passi i prossimi due, tre giorni di nuovo a letto con una frustrazione profonda. Pensi:<em> &#8220;Non sto facendo progressi. Vado avanti e indietro.  Se solo avessi avuto una settimana buona intera&#8230;”</em></p>



<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è esattamente il Boom-Bust Cycle e perchè  “perché quando sto meglio poi sto peggio”</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il boom-bust cycle è un ciclo che si ripete costantemente nella tua vita, uno schema dove tutto si muove in oscillazioni estreme. E’ particolarmente comune in chi soffre di <strong>stanchezza cronica</strong>, <strong>sindrome da stanchezza cronica</strong>, e altre condizioni dove l&#8217;energia è limitata e imprevedibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fase 1 &#8211; Lo stallo:</strong> durante questa fase stai male e i sintomi sono forti, il dolore è intenso, la stanchezza è pesante, la nebbia mentale è presente, sei costretta a fare poco e passi giorni o settimane a basso regime, incapace di sostenere l&#8217;attività che vorresti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fase 2- il miglioramento:</strong> improvvisamente o gradualmente, durante la fase due i sintomi si attenuano un po&#8217;. Finalmente puoi fare dei respiri di sollievo e ti senti come se potessi affrontare il mondo di nuovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fase 3- il boom:</strong> scoppia in te un&#8217;urgenza irrefrenabile di fare tutto. Passi giorni interi in movimento costante, senti addosso la necessità di essere produttiva come se dovessi recuperare tutto quello che hai perso durante i giorni in cui sei stata bloccata da dolore. È una specie di necessità che ti fa sentire viva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fase 4- il crollo:</strong> il tuo corpo paga il prezzo e inizia a cedere. I sintomi tornano, spesso peggio di prima. Il dolore aumenta, la stanchezza diventa quasi intollerabile, il tuo corpo sembra aver perso tutti i progressi che hai fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fase 5- di nuovo inattiva:</strong> sei costretta a rallentare ancora. Sei inattiva di nuovo, frustrata, delusa, incapace di capire perché il miglioramento non sia durato. E poi il ciclo ricomincia: ancora e ancora. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il boom-bust cycle non è raro:<strong> colpisce milioni di donne con dolore cronico</strong>, fibromialgia, stanchezza cronica, fibro fog, malattie autoimmuni, malattie cardiache croniche, condizioni neurologiche&#8230;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Perché succede che &#8220;quando sto meglio poi sto peggio?&#8221;: tre ragioni fondamentali</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono motivi reali e biologici per cui il ciclo boom-bust si perpetua nella tua vita, e comprendere queste ragioni ti aiuterà a sentire meno colpa per quello che accade.</p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>1. L’illusione che puoi fare di più </strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">Immagina di fare uno sforzo fisico, in una persona senza dolore cronico, il corpo comunica subito quello che sta succedendo. Senti la stanchezza mentre fai l&#8217;attività e il tuo corpo dice naturalmente: <em>&#8220;Ehi, stai facendo troppo. Senti la stanchezza.&#8221;</em> È un feedback immediato e protettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella malattia cronica c&#8217;è un ritardo biologico importante. Fai l&#8217;attività e ti senti bene, addirittura energica, il tuo corpo non sembra protestare, ma alcune ore/giorni dopo il tuo corpo prova una stanchezza devastante, il dolore è intenso, e non capisci cosa abbia causato il cambio così drastico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ritardo è biologicamente terribile dal punto di vista psicologico perché crea un&#8217;illusione pericolosa. <strong>Ti fa credere che puoi fare molto più di quanto realmente puoi fare.</strong> È come se il tuo corpo dicesse <em>&#8220;sì, tutto bene, continua pure&#8221;</em> quando in realtà non lo è affatto. Il problema è che lo capisci solo quando è troppo tardi.</p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>2. Il tuo cervello vuole recuperare</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">Quando stai male per giorni o settimane, perdi molte cose: il tempo che potrebbe essere stato produttivo, perdi opportunità di fare cose che ami, perdi il contatto con persone importanti, perdi il senso di continuità nella tua vita. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando sei costretta a letto o sul divano, il mondo esterno continua a girare senza di te, e quello che dovresti fare si accumula sempre più. <strong>(P.S. ricordati che il contesto è spesso richiedente e ti abitua ad essere performante)</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando finalmente arriva una giornata buona, il tuo cervello <strong>sente questa perdita accumulata come una pressione enorme</strong>. Quindi appena hai qualche energia in più, il tuo cervello pensa subito <em>&#8220;Ora devo recuperare, devo fare tutto quello che ho perso durante quei giorni , devo rimettermi in pari.&#8221;</em> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa non è una scelta conscia e razionale, spesso è più una spinta automatica, profonda, primitiva. Senti un&#8217;urgenza che ti dice qualcosa tipo <em>&#8220;Devo fare tutto adesso, prima che peggiori di nuovo.&#8221;</em></p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong><strong>3. Senti il dovere di essere all’altezza</strong></strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">Quando vivi con una malattia cronica, spesso porti con te una <strong>vergogna</strong> sottostante. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una sensazione persistente di <em>&#8220;non essere abbastanza capace,&#8221; di &#8220;non poter fare quello che altre persone fanno,&#8221;</em> di non essere all&#8217;altezza dei tuoi stessi standard o di quelli che senti che il mondo si aspetta da te (e il mondo puntualmente se ne aspetta sempre troppi da chiunque).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando arriva una giornata buona, parte in te una necessità profonda di provare: a te stessa e agli altri che hai il controllo. E così fai più del necessario perché hai bisogno di riaffermare la tua identità, di provare il tuo valore.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quali emozioni e sensazioni si nascondono sotto a questo ciclo?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Comprendere e le emozioni che guidano il ciclo è fondamentale, perché il boom-bust non porta con sè solo aspetti biologici ma anche e soprattutto emotivi. Le emozioni che provi sono spesso il vero motore del comportamento.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La sensazione di perdita che si accumula</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Quando stai male per giorni, senti una sensazione di perdita continua, perdi: giorni di lavoro o produttività, tempo per te/famiglia/amici, progetti che vorresti finire, la versione di te che si sente funzionante, la spontaneità di poter dire sì agli inviti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando arriva una giornata sufficientemente buona, quel senso di perdita crea una pressione psicologica enorme: è qualcosa che senti nel profondo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">L’urgenza</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Dentro di te fatichi sai che il miglioramento è temporaneo , ti è già successo in passato. Non sai quando il crash arriverà, ma sai che arriverà. Questa consapevolezza crea un senso di urgenza invisibile e potentissima: <em>&#8220;Devo fare tutto adesso, prima che peggiori di nuovo. Devo approfittare di questo momento finché dura.</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una paura conscia di cui sei pienamente consapevole, è come se il tuo sistema nervoso fosse in allarme silenzioso, dicendoti di agire, di fare, di muoverti prima che sia troppo tardi.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il sollievo e l&#8217;eccitazione</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Quando i sintomi migliorano, il sollievo che provi è reale e a questo si aggiunge un&#8217;eccitazione emotiva. Finalmente puoi fare cose , il tuo corpo può muoversi, la tua mente è più reattiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa combinazione di sollievo e eccitazione motoria è estremamente potente a livello neurobiologico. È come un&#8217;onda emotiva che ti spinge verso l&#8217;azione, attivando il tuo sistema di ricompensa cerebrale, rilasciando endorfine e dopamina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quale pensieri alimentano il ciclo?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre alle emozioni biologiche e agli impulsi automatici, ci sono anche i pensieri che giocano un ruolo cruciale nel perpetuare il ciclo boom-bust.</p>



<h4 class="wp-block-heading">&#8220;Devo recuperare il tempo perso&#8221;</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è il pensiero più importante che alimenta il ciclo. È intuitivo e quasi ovvio quando lo pensi: se sto male oggi, allora posso compensare domani facendo il doppio di quello che normalmente farei.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> È una logica che sembra perfettamente razionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risulta però sbagliato nel contesto della malattia cronica: <strong>il tempo non si recupera, la giornata persa è persa e basta, non puoi pareggiare i conti con l&#8217;iperattività successiva.</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo so che questa frase che ho appena detto non ti piace ma è la verità e sono certa che anche tu razionalmente lo sai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, l&#8217;iperattività causa ulteriori perdite perché provoca il crollo che ti costringe all&#8217;inattività ancora più lunga.</p>



<h4 class="wp-block-heading">&#8220;Se non faccio tutto adesso, avrò perso un&#8217;opportunità&#8221;</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Collegato al pensiero precedente, c&#8217;è la convinzione che devi fare TUTTO durante la giornata buona, altrimenti avrai sprecato e perso un&#8217;opportunità preziosa che non tornerà mai (quella di sentirti bene). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non approfitti completamente di questo momento, allora avrai perso il momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una giornata buona potrebbe tornare di nuovo, e anche se non tornasse subito, una attività moderata oggi, sostenibile, è molto più preziosa di un&#8217;iperattività folle seguita da tre giorni di crollo totale dove non puoi fare nulla.</p>



<h4 class="wp-block-heading">&#8220;Valgo perché produco/performo&#8221;</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso crediamo, (a volte in modo molto poco consapevole), che il nostro valore come persona è direttamente collegato a quanto siamo produttivi o al tipo di performance che abbiamo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non stai producendo, se non stai facendo cose, allora senti di avere valore come persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando hai energia durante una giornata buona, senti il bisogno di provare il tuo valore attraverso l&#8217;attività e la produttività.</p>



<h4 class="wp-block-heading">&#8220;Devo fare tutto o non faccio niente&#8221;</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Molte donne con dolore cronico oscillano costantemente tra due estremi assoluti: o completa inattività o iperattività. Non c&#8217;è una zona grigia nel mezzo ( ti assicuro che molte mie pazienti ora rideranno ma sanno che trovare quel grigio per loro è stata durissima e a volte mi avranno anche odiata per questo, ma ne è valsa la pena). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Prova a pensare a quante attività moderate, equilibrate, e sostenibili ci sono nella tua vita in questo momento: probabilmente nessuna o molto poche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se stai leggendo questo e ti riconosci in questa descrizione, voglio che sappia che non sei sola. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Milioni di donne vivono esattamente quello che hai appena letto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è la prima parte di una guida che ti aiuterà a comprendere e affrontare il boom-bust cycle. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella seconda parte parleremo di come iniziare a interrompere il ciclo con strategie concrete.<br></p>



<h3 class="wp-block-heading">Cose che non puoi perderti:</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Guarda il<a href="https://youtu.be/bASDhOWdRdI?si=5k9l9iHHky-4LNHr" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> video completo</a> sul mio canale </li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
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</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonti citate: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Nacul, L., Authier, F. J., Behrens, R. H., et al. (2021). Post-exertional malaise in daily life and experimental exercise models in patients with myalgic encephalomyelitis/chronic fatigue syndrome. <em>Frontiers in Physiology</em>, 14, 1257557.</li>



<li>Carruthers, B. M., Jain, A. K., De Meirleir, K. L., et al. (2011). Myalgic encephalomyelitis: International consensus criteria. <em>Journal of Internal Medicine</em>, 270(4), 327-338.</li>



<li>Antcliff, D., Keenan, A.-M., Keeley, P., Woby, S., &amp; McGowan, L. (2021). <em>“Pacing does help you get your life back”: The acceptability of a newly developed activity pacing framework for chronic pain/fatigue</em>. <strong>Musculoskeletal Care, 20</strong>(2), 99–110</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilariastocco.it/2026/01/30/perche-quando-sto-meglio-poi-sto-peggio/">Perché nelle giornate in cui non hai dolore fai troppe cose e poi torni a stare male?</a> proviene da <a href="https://www.ilariastocco.it">Ilaria Stocco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Menopausa e ansia: quando il corpo cambia e le emozioni diventano difficili da riconoscere</title>
		<link>https://www.ilariastocco.it/2026/01/16/menopausa-e-ansia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Stocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[infertilità]]></category>
		<category><![CDATA[psicologotorino]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se negli ultimi mesi ti senti più agitata del solito, se l’ansia compare senza un motivo chiaro o se il cuore accelera all’improvviso, soprattutto in questa fase della menopausa, è possibile che tu ti stia chiedendo cosa stia succedendo. Molte donne, entrando in menopausa (naturale, farmacologica o conseguente a un intervento) raccontano di non riconoscersi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilariastocco.it/2026/01/16/menopausa-e-ansia/">Menopausa e ansia: quando il corpo cambia e le emozioni diventano difficili da riconoscere</a> proviene da <a href="https://www.ilariastocco.it">Ilaria Stocco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Se negli ultimi mesi ti senti più agitata del solito, se l’ansia compare senza un motivo chiaro o se il cuore accelera all’improvviso, <strong>soprattutto in questa fase della menopausa</strong>, è possibile che tu ti stia chiedendo cosa stia succedendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molte donne, entrando in <strong>menopausa</strong> (naturale, farmacologica o conseguente a un intervento) raccontano di non riconoscersi più emotivamente. Emozioni altalenanti, inquietudine, risvegli notturni, una sensazione difficile da spiegare ma molto presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso a tutto questo si aggiunge un pensiero silenzioso e faticoso: <em>“Sto diventando strana”</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo articolo ti accompagno a capire perché <strong>ansia e menopausa sono spesso collegate</strong>, qual è la base biologica di ciò che stai vivendo e perché non è un segno di fragilità o di debolezza. Esiste un modo di leggere questi sintomi che tiene insieme corpo, ormoni ed emozioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Chi sono io per parlarti di questo?</h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lascia che mi presenti.</strong> Sono <strong>Ilaria Stocco</strong>, psicoterapeuta. Da anni accompagno donne che convivono con dolore cronico, infertilità e fatiche emotive che spesso restano invisibili agli occhi degli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio lavoro nasce dall&#8217;incontro tra formazione clinica e ascolto profondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio approccio unisce strumenti evidence-based (ACT, mindfulness, compassion-focused therapy) e un ascolto profondo di chi, come te, sente il bisogno di <strong>parlare di sé senza sentirsi sbagliata</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo articolo esplora il legame tra ansia e menopausa, un argomento spesso tabù che però coinvolge molte donne.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Ansia in menopausa: quanto è diffusa davvero</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca mostra che <strong>oltre il 50% delle donne in menopausa sperimenta sintomi ansiosi</strong>, e una quota significativa sviluppa forme clinicamente rilevanti di ansia, soprattutto durante la perimenopausa</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati indicano che proprio questa fase di transizione  (quando gli ormoni iniziano a oscillare in modo irregolare9 è associata a un <strong>aumento del disagio emotivo rispetto sia alla premenopausa sia alla postmenopausa.</strong><br>Per molte donne scoprire quanto questo vissuto sia diffuso è già un sollievo: quello che sta accadendo non è strano, né isolato, ma parte di una trasformazione che coinvolge il corpo in modo profondo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Menopausa e ansia: il legame tra ormoni e sistema nervoso</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la perimenopausa e la menopausa, estrogeni e progesterone iniziano a fluttuare in modo irregolare prima di ridursi progressivamente.<br>Questi ormoni non agiscono solo sul ciclo mestruale, ma hanno un ruolo centrale anche nel funzionamento del sistema nervoso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calo degli estrogeni influisce su diversi <strong>sistemi neurotrasmettitoriali coinvolti nella regolazione emotiva</strong>. In particolare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>riduce l’attività serotoninergica, con effetti sul tono dell’umore;</li>



<li>altera la segnalazione dopaminergica, legata a motivazione e piacere;</li>



<li>diminuisce l’attività del GABA, il principale neurotrasmettitore inibitorio del cervello, che contribuisce a modulare l’attivazione ansiosa.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Quando questi sistemi perdono stabilità, possono comparire <strong>ansia, irritabilità, umore instabile e difficoltà cognitive</strong>. Questi cambiamenti non riguardano solo la sfera psicologica, ma riflettono un riassetto neurobiologico in corso.</p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Come si manifesta l’ansia in menopausa</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">L’ansia che emerge in menopausa non sempre coincide con forme ansiose già sperimentate in precedenza.<br>Molte donne riferiscono sintomi nuovi o insoliti, come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>tachicardia improvvisa</li>



<li>risvegli notturni con una sensazione di allarme</li>



<li>attacchi di panico mai vissuti prima</li>



<li>uno stato di tensione costante</li>



<li>preoccupazione anticipatoria rispetto a situazioni abituali</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questi vissuti possono sovrapporsi ad altri sintomi tipici della menopausa, come le <strong><a href="https://www.ilariastocco.it/2019/03/06/vampate-e-menopausa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vampate di calore</a></strong>. Ansia e sintomi vasomotori tendono spesso a influenzarsi reciprocamente, contribuendo a un aumento del disagio complessivo.</p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong><strong>Ansia in perimenopausa: perché emerge in questa fase</strong></strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">La perimenopausa è una fase caratterizzata da oscillazioni ormonali irregolari e imprevedibili. <strong>Questa instabilità può riflettersi anche sul piano emotivo</strong>, con sintomi che variano nel tempo e nell’intensità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per alcune donne questa fase coincide anche con un momento di particolare carico sul piano personale e relazionale: cambiamenti di ruolo, ridefinizioni identitarie, un corpo che non risponde più come prima.<br>Quando la menopausa arriva in modo anticipato o farmacologico, lo scarto tra aspettative e realtà può risultare ancora più marcato.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Un’esperienza multifattoriale: non solo ormoni</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’ansia in menopausa raramente dipende da un solo fattore.</strong><br>Alle modificazioni ormonali si affiancano elementi psicologici e sociali: il modo in cui ciascuna ha imparato a leggere il proprio corpo, la storia personale, lo stress accumulato negli anni, il significato attribuito a questa fase della vita, le relazioni che la persona ha costruito. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche una rappresentazione negativa della menopausa può contribuire a un aumento del disagio emotivo. Questo sottolinea quanto<a href="https://www.ilariastocco.it/2024/10/31/menopausa-e-cervello/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> corpo e mente siano strettamente interconnessi</a>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Che tipo di supporto può essere utile</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Dare un senso a ciò che sta accadendo è spesso un primo passaggio importante.<br>Un <strong>supporto psicologico mirato </strong>può aiutare a comprendere i meccanismi che mantengono l’ansia e a sviluppare<strong> </strong><a href="https://youtu.be/VcBmSi_9GrA?si=uqWgCfaCikQZpsLv" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>strumenti di regolazione emotiva</strong> più efficaci</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Interventi come la terapia cognitivo-comportamentale di terza generazione e i percorsi basati sulla mindfulness hanno mostrato benefici nel ridurre i sintomi ansiosi e migliorare la qualità della vita durante la menopausa. In alcuni casi può essere utile valutare, insieme al medico, anche un supporto farmacologico o ormonale, all’interno di un <strong>approccio integrato</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ti riconosci in questi vissuti, è possibile che l’ansia non sia un problema isolato, ma una risposta di un sistema corpo–mente che sta attraversando una fase di riorganizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste un supporto che tiene insieme corpo, ormoni ed emozioni. Un lavoro psicologico mirato può aiutare a comprendere ciò che sta accadendo e a ridurre il livello di attivazione e allarme che accompagna questa fase.<br></p>



<h3 class="wp-block-heading">Cose che non puoi perderti:</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Iscriviti alla mia<a href="https://www.ilariastocco.it/newsletter/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> newsletter RINASCITA</a> per ricevere strumenti ed esercizi per attraversare dolore, infertilità ed emozioni che hanno aiutato anche i miei pazienti. </li>



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</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Fonti :</em></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Kuck, M. J., &amp; Hogervorst, E. (2024)</strong> <em>Stress, depression, and anxiety: psychological complaints across menopausal stages</em> Frontiers in Psychiatry, 15:1323743</li>



<li><strong>Liu, J., et al. (2025)</strong> <em>Global, regional, and national burden of anxiety disorders during the perimenopause (1990-2021) and projections to 2035</em> BMC Women&#8217;s Health</li>



<li><strong>Wang, Y., et al. (2024)</strong> <em>Beyond Hot Flashes: The Role of Estrogen Receptors in Menopausal Mental Health and Cognitive Decline</em> Brain Sciences, MDPI</li>



<li><strong>Alblooshi, S., Taylor, M., &amp; Gill, N. (2023)</strong> <em>Does menopause elevate the risk for developing depression and anxiety? Results from a systematic review</em> Australasian</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilariastocco.it/2026/01/16/menopausa-e-ansia/">Menopausa e ansia: quando il corpo cambia e le emozioni diventano difficili da riconoscere</a> proviene da <a href="https://www.ilariastocco.it">Ilaria Stocco</a>.</p>
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